A Lourdes il Papa ribadisce il «sì» alla vita: «La dignità non si misura e la medicina non si faccia serva della morte»
Di Redazione
A Lourdes, ai piedi della Grotta di Massabielle, la fragilità umana non è una condizione da nascondere o da rimuovere, ma «luogo di un incontro sacro». Con queste parole il Santo Padre ha rivolto un intenso e accorato messaggio a malati, operatori sanitari e pellegrini giunti nel celebre santuario mariano per il suo viaggio apostolico. Un intervento chiarissimo e denso di significato antropologico ed etico, incentrato sulla difesa intransigente della vita e sulla dignità inalienabile della persona umana, dal suo concepimento fino al suo declino naturale.
Uno sguardo contemplativo sulla persona
Richiamando il tema pastorale del Santuario — «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28) —, il Papa ha ricordato che il valore di ogni individuo riposa nella certezza di essere amato da Dio, che guarda ciascuno come una persona unica. In una società contemporanea che tende troppo spesso a volgere lo sguardo altrove di fronte alla sofferenza o a cedere alla tentazione della cultura dello scarto, il Pontefice ha richiamato l’urgenza di recuperare «uno sguardo contemplativo».
L’appello si inserisce in una profonda ed esplicita continuità con il magistero dei suoi predecessori, in particolare con san Giovanni Paolo II. Citando l’enciclica Evangelium vitae (n. 83), il Santo Padre ha sottolineato che solo uno sguardo capace di accogliere la realtà come dono permette di cogliere in ogni essere umano «il riflesso del Creatore e in ogni persona la sua immagine vivente». «La persona umana – ha ribadito il Papa – è infatti “degna” per il semplice fatto di esistere e di avere come fine l’eternità. La sua dignità non si misura e non si discute».
Il no alla «falsa compassione» e alla morte programmata
Il momento centrale del discorso si è concentrato sulle tentazioni legislative ed etiche che attraversano il mondo occidentale in materia di fine vita ed eutanasia. Rivolgendosi direttamente a chi vive patologie gravi o dolori terribili, il Papa ha lanciato un monito: «Nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità».
Con parole di grande fermezza, il Pontefice ha denunciato la «falsa compassione» che spinge a considerare lecito o persino “normale” porre fine alla vita: «È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale».
Questo passaggio richiama direttamente il duro monito espresso dal Santo Padre lo scorso 22 giugno nel discorso rivolto ai membri della Fondation Jérôme Lejeune. In quell’occasione, ricordando la lezione del grande genetista francese e la sua storica amicizia con san Giovanni Paolo II nella difesa dei più fragili, il Papa aveva denunciato i rischi di una deriva eugenetica e tecnocratica. A Lourdes il Papa ha citato testualmente quel suo intervento: «Nessuno ha il diritto, mai, “sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana! La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata!”».
Operatori sanitari servitori della vita, i malati cuore della Chiesa
In quest’ottica, la vocazione della medicina risiede nell’alleviare e nell’accompagnare, mai nel sopprimere. Il Papa ha invitato gli operatori sanitari e i volontari delle associazioni ad essere «servitori appassionati della vita», promuovendo da un lato lo sviluppo continuo delle cure palliative e della ricerca scientifica, e dall’altro l’accompagnamento umano e spirituale dei pazienti.
Infine, rivolgendosi ai malati presenti e a quanti erano collegati dalle proprie case o dalle stanze d’ospedale, il Papa ha rivolto un’affettuosa carezza: «Cari fratelli e sorelle malati, ci tengo a dirvi: non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa».
Un messaggio forte che da Lourdes rilancia una sfida aperta a tutta la società contemporanea: rimettere al centro l’inviolabilità della persona e la cura reciproca, ricordando che la vera civiltà si misura sulla capacità di proteggere i suoi membri più deboli e vulnerabili.