San Giovanni Paolo II, Apostolo del Vangelo della Vita

Il 22 ottobre si celebra la memoria di San Giovanni Paolo II, amatissimo papa dal 1978 al 2005 (Wadowice, 18 maggio 1920-Roma, 2 aprile 2005). Papa della vita e della famiglia, il suo pontificato ha posto al centro la difesa della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, legata a doppio filo al concetto di “civiltà dell’amore” contrapposta alla “cultura della morte”.

La mia passione, o meglio la mia vocazione al “vangelo della vita”, la devo proprio a lui. Il mio primo pellegrinaggio della gioventù fu Santiago di Compostela nell’agosto del 1989. Non avevo ancora 18 anni. Alla veglia del sabato sera sul monte del Gozo, Giovanni Paolo II  disse: “Carissimi giovani, una gran parte della società non accetta gli insegnamenti di Cristo e, quindi, prende altre direzioni: l’edonismo, il divorzio, l’aborto, il controllo delle nascite e i contraccettivi … Seguire fedelmente Cristo, significa mettere in pratica il messaggio evangelico, che implica anche… la difesa della vita … l’amore è più forte della morte, perché ci prepara ad accogliere la vita, a proteggerla e a difenderla dal seno materno fino alla morte”.

Poi quasi in un grido: “Perciò torno a chiedervi: Siete disposti a difendere la vita umana con la massima cura in tutti i momenti, anche nei più difficili? Siete disposti…a vivere e difendere l’amore attraverso il matrimonio indissolubile, a proteggere la stabilità della famiglia, che favorisce l’educazione equilibrata dei figli, sotto la protezione dell’amore paterno e materno che si completano reciprocamente?”.

In 600 mila, giovani, rispondemmo “sì”. Appena tre mesi dopo, il 9 novembre 1989, cadeva il Muro di Berlino. Come ricordò l’Atto Europeistico proclamato a Santiago già nel 1982, l’identità dell’Europa non può prescindere dalle sue radici cristiane e dal rispetto intangibile della dignità della persona.

Dal suo magistero alle grandi adunate giovanili, fino alle radici profonde della sua giovinezza e del suo ministero pastorale in Polonia, l’intero cammino di Karol Wojtyła è stato un inno appassionato alla dignità e sacralità di ogni esistenza, dal concepimento fino alla morte naturale.


Un bambino che “non doveva nascere”

La “battaglia” per la vita di Karol Wojtyła, futuro papa, è cominciata nel grembo materno, come racconta Milena Kindziuk nel libro sui genitori di Giovanni Paolo II, “Emilia e Karol Wojtyła. Genitori di San Giovanni Paolo II“.

Nell’autunno del 1919, la madre Emilia Wojtyła si trovò ad affrontare una gravidanza ad altissimo rischio. Il ginecologo di riferimento le diagnosticò una situazione drammatica, sostenendo che non vi fossero possibilità di portare a termine la gravidanza e che la sua stessa vita fosse in pericolo, caldeggiando l’aborto, che nel caso di pericolo di vita della madre era permesso.

Donna di fede, insieme al marito Karol, Emilia, pienamente consapevole di quello che rischiavano lei e il bambino, decise di portare aventi la gravidanza e si affidò a un medico ebreo di Wadowice, il dottor Samuel Taub, il quale accettò di accompagnare la coppia in questa difficile scelta. Il 18 maggio 1920, mentre dalla vicina chiesa parrocchiale risuonavano i canti delle Litanie Lauretane, nacque il piccolo Karol. Senza quel coraggioso “sì” alla vita di fronte al rischio e alla sofferenza, il mondo non avrebbe mai conosciuto il futuro Pontefice.

Vescovo a Cracovia: la resistenza profetica con Wanda Półtawska

Prima ancora dell’elezione al soglio pontificio, durante il suo servizio come arcivescovo di Cracovia, Wojtyła comprese la drammatica urgenza di tutelare la vita nascente. In una Polonia sottomessa al regime comunista (il primo paese a rendere legale l’aborto fu la Russia comunista nel 1920), dove l’aborto era stato legalizzato e reso prassi comune, monsignor Wojtyła promosse un’intensa rete di pastorale familiare e di difesa dei nascituri.

In questo impegno fu fondamentale l’alleanza spirituale, culturale, e collaborativa con la dottoressa Wanda Półtawska — psichiatra, sopravvissuta al campo di concentramento di Ravensbrück — e suo marito Andrzej, filosofo. Insieme diedero vita a iniziative pionieristiche di consulenza per le maternità difficili, offrendo un’alternativa concreta di accoglienza e cura materiale e spirituale per le madri e le famiglie in crisi.

Il magistero: l’’Evangelium Vitae e la Teologia del Corpo

Salito al soglio pontificio nel 1978 (il 22 ottobre appunto), Giovanni Paolo II ha trasformato la tutela della persona nel pilastro del suo pontificato. Il magistero di San Giovanni Paolo II è vasto e ricchissimo, in merito alla vita nascente faccio cenno solo al documento principe, cioè l’Enciclica Evangelium Vitae (1995). Considerata il manifesto e il pilastro teologico del “movimento pro-life” globale, l’enciclica, con rigore scientifico, teologico e filosofico, denuncia con chiarezza profetica la diffusione di una “cultura della morte” e riafferma, dimostrandola, la sacralità e l’inviolabilità di ogni vita umana.

Altro fondamento per le tematiche riguardanti la dignità della vita, è la Teologia del Corpo. Attraverso un celebre e innovativo ciclo di catechesi sull’amore umano, all’inizio del suo pontificato (1979-1984), Wojtyła ha riletto la corporea dignità dell’uomo, esaltando la sessualità, la maternità e la paternità non come mere funzioni biologiche, ma come doni divini intrinsecamente legati al mistero dell’amore e della trasmissione della vita. Oltre a queste catechesi, raccolte in una pubblicazione, il libro “Amore e responsabilità”, di Wojtyła, pubblicato per la prima volta nel1960, è un approfondimento proprio su questi temi.

Frutto della consapevolezza che quella per la vita e la famiglia era la battaglia culturale del secolo e del nuovo millennio, Giovanni Paolo II fondò la Pontificia Accademia per la Vita. Istituita nel 1994, è stata concepita per promuovere la ricerca scientifica, bioetica e morale a servizio della persona, ponendo oggi basi fondamentali anche per le sfide delle cure palliative e del contrasto alla cultura dello scarto. Il primo presidente fu Jérôme Lejeune, il geniale genetista francesce, scopritore della Trisomia 21, la sindrome di down, attualmente venerabile, e caro amico di Giovanni Paolo II.

L’attentato a Giovanni Paolo II e la vita nascente

L’amicizia di questi due “santi per la vita”, San Giovanni Paolo II e il venerabile Jerome Lejeune, nacque il 13 maggio del 1981, il giorno dell’attentato al papa. Lejeune era stato invitato a Roma con la moglie dal Cardinal Benelli, arcivescovo di Firenze, per parlare contro l’aborto in occasione del referendum per la vita lanciato dal Movimento per la Vita Italiano per contrastare il referendum radicale che voleva l’aborto sempre. Mentre stanno per ritornare a Parigi, i coniugi Lejeune ricevono un invito a pranzo inaspettato da Giovanni Paolo II. “La conversazione si incentra sul prossimo referendum sull’aborto previsto per la domenica successiva” scrive Aude Dugast nel suo libro “Jerome Lejeune. La libertà dello scienziato”. Qualche giorno prima, il 9 maggio, il Papa, aveva creato il Pontificio consiglio per la famiglia “convinto che la famiglia, intimamente legata al servizio della vita, sia il futuro del mondo”.

Poi il papa va per l’udienza in piazza San Pietro… e lì ci sarà l’attentato a cui miracolosamente sopravviverà.

Le Giornate Mondiali della Gioventù e i custodi della vita

Un ruolo cruciale nella visione di Giovanni Paolo II è stato affidato ai giovani, chiamati a essere i protagonisti della “Nuova Evangelizzazione” e i custodi della vita.

Oltre alla IV Giornata Mondiale della Gioventù a Santiago de Compostela, già citata, nell’ agosto 1989, l’invito a difendere la vita e la famiglia risuonò ancora con forza a Denver nel 1993, dove il Santo Padre esortò le nuove generazioni a non aver paura di uscire nelle piazze per proclamare il “Vangelo della Vita” contro la cultura della morte, e in altre Giornate Mondiali della Gioventù.

Un’eredità per il nostro tempo

Negli ultimi anni di pontificato Giovanni Paolo II affronterà di persona la malattia, la sofferenza, il limite e poi il fine vita. In questo, il pontefice polacco, incarnerà il magistero predicato della dignità della vita fino alla morte naturale, dando una splendida testimonianza.

Fonte inesauribile di ispirazione, S. Giovanni Paolo II ha dimostrato che la difesa della vita non è una battaglia ideologica, ma un atto d’amore e di civiltà. Canonizzando madri, medici e laici, Wojtyła ci ha ricordato che la santità si gioca nella quotidianità e nell’eroismo ordinario di chi sa accogliere, proteggere e servire ogni essere umano.

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