Convegno CAV 2026, Marina Casini: «La pace nasce nel grembo. I Centri di Aiuto alla Vita siano sarti di umanità»

LECCE – Non una semplice chiusura, ma un’apertura e un nuovo punto di ripartenza. Si è concluso così a Lecce il Convegno nazionale 2026 dei Centri di Aiuto alla Vita (CAV), con l’intervento accorato e programmatico di Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita Italiano (MpV).

Un’esperienza vissuta all’insegna del confronto, del confortarsi a vicenda e della bellezza di fare comunità. «La nostra è una famiglia — ha ricordato la presidente —, ed è da questa esperienza comunitaria che dobbiamo far partire e diffondere l’amore intorno a noi».

La pace comincia dall’amore primigenio

Il primo grande messaggio che il Convegno consegna ai volontari riguarda il legame profondo tra la difesa del nascituro e la pace. «La pace inizia dall’amore, e la pace nel grembo è l’amore primigenio, primordiale». Da qui scaturiscono tre precise “responsabilità gioiose” per chi lavora nei CAV e nel Movimento.  

Parlare dei bimbi non ancora nati: usare senza timore un linguaggio chiaro e di prossimità. «Non dobbiamo aver paura di portare ovunque la centralità politica ed esistenziale del concepito».

Connettere la vita nascente alle grandi questioni umane: la difesa della vita è una visione antropologica integrale. «L’umano tutto intero non c’è se ne tagliamo via un pezzo».

Essere espressione di una comunità che accoglie: il volontariato del CAV possiede una marcia in più perché agisce sulle radici stesse dell’umano e sul senso del generare e dell’essere generati, mettendo al centro “l’ultimo degli ultimi”. Una logica di accoglienza e cura che dovrebbe diventare patrimonio di tutto il mondo del volontariato.

Semi di speranza, formazione e un ascolto “su misura”

Per abitare il presente e costruire il futuro del terzo settore, Marina Casini ha tracciato alcuni pilastri operativi che ogni volontario deve portare con sé:

Seminare speranza: ogni piccolo gesto quotidiano, anche il più semplice, è un seme capace di generare una rivoluzione silenziosa che cambia il mondo dall’interno.

Formazione permanente e competenza: investire continuamente sulle proprie capacità non significa azzerare entusiasmo o spontaneità, ma elevare la qualità del servizio e del modo di stare al fianco delle persone.

L’ascolto come carezza: occorre sviluppare un ascolto non passivo ma di profonda condivisione. «Noi siamo come dei sarti di altissima sartoria — ha spiegato Casini — capaci di confezionare per ogni donna e ogni situazione l’abito su misura per quella specifica necessità, senza mai partire da modelli astratti o predefiniti».

Presenza e rete: essere sempre più una realtà “in uscita”, capace di dialogare e stringere alleanze con le altre realtà del territorio.

Apertura ai giovani e al cambiamento: affidare responsabilità e fiducia alle nuove generazioni per ricercare insieme quel “supplemento di umanità” necessario oggi, affrontando le trasformazioni del tempo presente senza paure o sterili contrapposizioni.

Infine creare ponti di dialogo, non barricate. Nel corso del suo intervento, la presidente ha ricordato la figura del medico ginecologo John Bruchalski — convertitosi alla causa della vita grazie all’incontro con il genetista Jérôme Lejeune — a testimonianza di come il cambiamento delle coscienze sia sempre possibile, dalla gentilezza e dalla chiarezza..

Riprendendo la testimonianza di tenacia operosa di San Giovanni Paolo II e le parole di Chiara Corbella, Casini ha invitato ad accettare la «gradualità del cambiamento», per perseguire con perseveranza «il massimo bene possibile, qui ed ora». «Il vero progresso sta nella costruzione di pace — ha ribadito —: l’impegno per la vita non alza barricate, ma costruisce ponti per il dialogo».

In chiusura, la presidente ha citato una toccante eredità spirituale del padre, Carlo Casini: «Si può essere per la vita per vari motivi e non per amore dell’uomo, ma se si è per la vita per amore dell’uomo non si può non amare l’uomo, anche il nemico».

Un messaggio finale che restituisce il senso autentico dell’impegno dei CAV: animo, coraggio e sguardo aperto verso le prossime sfide al servizio della persona.

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