Padre Angelo Del Favero, testimone per la vita
di Pino Morandini
Vi è un’espressione latina, “nomen omen”, che significa “il nome è un presagio”. Probabilmente non c’è detto che più si attagli alla figura di padre Angelo! Angelo di nome e di fatto, quante volte lo abbiamo pensato!
Una vita densa di tanti significati e di tante opere, quella di padre Angelo Del Favero – dell’Annunciazione, nome da lui scelto per la sua consacrazione – ma con un denominatore comune: l’appartenenza a Gesù. Un’appartenenza che si è dispiegata gradualmente, seppur visibile fin dall’inizio in ogni suo gesto, sino a raggiungere la compiutezza totale nella scelta del Carmelo.
Il fascino della preghiera
Fin dagli studi liceali emerge potente quello che lui definisce “il fascino della preghiera”. Certo, aiutato dal suo padre spirituale e da adeguate letture, ma soprattutto per qualcosa di innato. Ne sono prova la descrizione della sua poliomielite, contratta fin dal primo anno di età, come risorsa anziché come limite. Risorsa per entrare più profondamente nel dolore dell’altro e immedesimarsi con lui. E sì che subirà ben quattro interventi ortopedici assai dolorosi!
Don Angelo, cardiologo
Si iscrive a Medicina, proprio per vivere come risorsa il suo limite, supera brillantemente ogni esame, si specializza in Cardiologia (“il cuore – mi confida – mi ha sempre affascinato per la sua generosità e funzione vitale per l’intero organismo”; lo scriverà poi in uno dei suoi libri, “L’arte della preghiera”).
Si distingue, già da Cardiologo e nei reparti di Rianimazione, per la cura delle anime, oltre che dei corpi dei pazienti; avverte che il paziente desidera spesso altro oltre la cura, così, mosso da tale consapevolezza, Angelo lo aiuta a capire il valore incommensurabile della vita. E così aiuta il paziente all’incontro con Colui che dà senso ad ogni vita. Come non pensare a S. Giuseppe Moscati!
Da Cardiologo è affascinato dal Cardiochirurgo d’oltreoceano Christian Barnard, che effettua i primi trapianti di cuore. Ne è attratto visibilmente.
La vocazione
Ma qualcosa gli manca, non si sente pienamente appagato. E sì che umanamente avrebbe tutto: è medico, è Cardiologo, vive in famiglia facoltosa, è fidanzato. Ma avverte – mi confida – “un’indicibile contraddizione con la sua coscienza”: non riesce a condividere l’amore umano, per quanto grande, per la sua fidanzata, con l’amore, che avverte sempre più attraente, per Gesù. Decide di congedarsi dalla sua amata.
Sono momenti dolorosi per entrambi, ma dentro una serenità che sa guardare oltre.
La causa della vita
Si dedica con tenacia operosa alla causa della vita: impegno senza tregua durante il referendum sull’aborto del 1981 (siamo andati avanti a panini per mesi), consolidamento del CAV, nascita del MpV di Trento, formazione di Federvita regionale, apertura della Casa di Accoglienza. Assistente spirituale a dette realtà, tutte qui oggi autorevolmente rappresentate, ma anche ad associazioni fuori regione, come “Donum vitae” nel veronese, pure presente oggi. E poi dibattiti, incontri, conferenze, articoli, ecc.
Un giorno mi confiderà che la sua vocazione deve molto alla causa della vita!
Riluce fortemente il suo carisma per la vita umana: decine e decine di bambini nascono grazie a lui (altrimenti non avrebbero visto la luce!) e le loro mamme ritrovano una reale speranza! Carisma capito poco in tanta parte della società e forse anche della Chiesa. Ma è profetico.
Nell’estate del 1980 vive le sue “ferie” a Calcutta, dove, come medico, condivide le intense giornate di Madre Teresa e delle sue religiose, alternando momenti di adorazione alla presa in carico dei moribondi e dei malati di quella città. Tornato, mi confida di aver vissuto “uno dei momenti più affascinanti e indimenticabili della sua vita” (me lo ripeterà spesso nel corso degli anni).
E poi si va, insieme, a Lourdes, a Medjugorie (1983).
Al Carmelo
Ma qualcosa gli manca ancora… Mi chiede di pregare intensamente per una “scelta importante”che deve fare. Quando, dopo un poco tempo, me la comunica – entrare in Convento – ho, nella mia poca fede, una reazione stizzita: “Mi lasci solo proprio ora in cui si scatena l’offensiva contro la vita innocente!”, sbotto. “Ti sarò più vicino dopo, con la preghiera e l’Adorazione, che ora”, mi risponde pacatamente.
Era vero, verissimo, i fatti lo hanno confermato.
Una sua dote poco nota era il coraggio. Ne aveva da vendere, a discapito delle apparenze. Ai funerali del papà Ito, morto il 14 febbraio 2000, p. Angelo, nell’omelia, tratteggia con pennellate profonde ed efficaci la reale personalità del babbo – che era stato tempo prima indagato – evidenziandone l’onestà, la lealtà, la bontà d’animo, la generosità. In tal modo, facendo giustizia di certo modo “giustizialista” nel condurre le indagini…
L’approdo di Angelo al Carmelo rende compiuta e appagante la sua appartenenza a Cristo e alla Madre del Carmelo (“totus tuus”). È l’appagamento dell’anima (“Cosa posso desiderare di più?”Mi confidava). Esprime la sua vera natura: contemplativo per la vita, confessore instancabile, ricco di comprensione, di misericordia, di perdono. Consolatore di anime, che forgia e tempra fino a farle forti e capaci di andare controcorrente.
Del resto, il suo sguardo, così intenso e pieno di Dio, così trasparente e profondo, già “dice” della sua umanità e spiritualità.
Nella vita eterna
Ora, che te ne sei andato così velocemente, fatico a comprendere. E, come quarant’anni fa – quando mi confidasti la tua decisione di entrare in Convento ed ebbi una reazione stizzita – mi verrebbe da dire: “Mi lasci orfano e, con me, i tanti che ti hanno voluto davvero bene!”.
Ma non è così. Sento invece la tua presenza forte, che sostiene, incoraggia, consola. Non ho perso un amico, ma ho, abbiamo, guadagnato un altro protettore in Cielo! Il “Santo della porta accanto”.
Del resto, sarebbe egoismo, il mio. Tanto era il tuo desiderio di incontrare Gesù! Solo due ore prima di chiudere gli occhi per sempre, mi chiedevi continuamente “Che ore sono?”. Non ne saprò mai il motivo, lo posso solo supporre. Anche nel vederti impartire la benedizione dal letto, con la mano tremolante, imbrunita dalla ricerca, sempre più ardua, di qualche vena.
Grazie, Angelo, per il dono della tua cinquantennale autentica amicizia, per essere stato padrino di Battesimo e di Cresima di uno dei miei figli, per le confidenze che ci siamo reciprocamente scambiati, ancor più nelle ultime settimane, così intense umanamente e spiritualmente, per la fede che in te si è fatta persona!
Ti chiedo di intercedere presso il Padre, che ora vedi “faccia a faccia” e Sua Madre per ciascuno di noi!
Arrivederci, Angelo!