Trento: le culle per la vita esistono per legge
di Pino Morandini
Con un emendamento approvato all’unanimità, e in tempi rapidi (in seno alla legge finanziaria di fine luglio che accompagna l’assestamento di bilancio), la Provincia Autonoma di Trento ha inteso legittimare, addirittura con legge, le “Culle per la vita” sul proprio territorio. E assicurare adeguata copertura finanziaria.
Una legge per le culle
È la prima volta in Italia che l’apertura di Culle trova sostegno perfino legislativo e questo dice dell’attenzione che l’intera Comunità provinciale, attraverso la propria Assemblea legislativa, ha inteso dedicare a questa possibilità alternativa all’ abbandono di un neonato per strada, come di recente è capitato a Cinisello Balsamo (MI).
Una particolare gratitudine per questo primato va alla Consigliera provinciale e regionale ANGELI, che si è fatta carico non solo di presentare la proposta emendativa, ma pure di preparare il terreno per la sua approvazione, che è avvenuta addirittura all’unanimità!
Per ricordare a tutti che i bambini non si buttano, ma si accolgono e che è un grande gesto d’amore quello di deporre il bimbo nella “Culla” da parte della mamma naturale, che desidera per il figlio una vita migliore di quella che in quel momento gli può dare.
Dalle Ruote degli esposti alle Culle
Le “Culle per la vita” rappresentano la versione moderna delle antiche “Ruote degli esposti”, la prima delle quali sorta nel quindicesimo secolo presso lo Spedale degli Innocenti a Firenze (tra i suoi promotori, il massimo architetto del Rinascimento, Filippo Brunelleschi).
Esse “dicono” a tutti che, nell’impossibilità delle madri di accogliere il proprio figlio, la società tutta intera apre le braccia per nutrirli, educarli, farli crescere.
La prima Culla in Italia, denominata allora “Cassonetto per la vita”, fu inaugurata il 23 maggio 1992 a Casale Monferrato, alla presenza di Jerome Lejeune, genetista, pediatra, scopritore della trisomia 21; dell’avv. Francesco Migliori, già Presidente del MpV italiano e del dott. Giuseppe Garrone, Presidente del MpV di Casale Monferrato. La sorte volle che detta inaugurazione avvenisse nello stesso giorno della strage di Capaci (Palermo), in cui furono barbaramente uccisi il Giudice Giovanni Falcone, sua moglie e l’intera scorta. Una significativa risposta di vita ad un’esecrabile strage di vite umane!
Da allora sono sorte più di una sessantina di Culle per la vita in Italia, alcune delle quali anche su iniziativa di realtà diverse dal MpV. Ma con la stessa funzione: il soccorso immediato ad una vita umana in pericolo, l’alternativa all’infanticidio e al contempo l’informativa circa la possibilità di partorire in anonimato (DPR 36/2000) e circa l’esistenza del numero verde 8008 13000, sempre a disposizione per una donna angosciata o anche semplicemente ansiosa a causa di una gravidanza difficile o indesiderata.
Ma soprattutto e primariamente quale l’alternativa all’abbandono dei più fragili, risposta profondamente umana alla cultura dello scarto, e significativa di un’intera Comunità che si adopera per l’accoglienza della vita innocente. Quale abbandono più totale che quello di non consentire al proprio figlio di nascere? Fu proprio questa silenziosa evocazione dell’aborto che a suo tempo originò una decisa opposizione all’apertura delle “Culle”, durata parecchi anni sulla scorta dell’assunto che esse avrebbero configurato il reato di istigazione all’abbandono del figlio da parte della mamma (sic!)!
Ma, come sovente accade, il tempo ha reso giustizia, appalesando come il deporre il figlio nella “Culla” – lungi dal concretare abbandono o istigazione ad esso – è un grande gesto d’amore!
Le “Culle” sono pertanto una sorta di monumento che ricorda un valore immenso (la vita umana), simbolo di un’intera Comunità che accoglie.
Non si configura, inoltre – stando ad altre accuse strumentali – né il reato di alterazione dello stato civile del neonato, atteso che viene immediatamente fatta denuncia all’Autorità competente, né quello di omissione di soccorso, posto che la Culla è atto giuridicamente dovuto.
Men che meno trattasi di iniziativa contro le donne, sia perché le Culle intercettano il desiderio delle madri che il proprio figlio sia accolto e curato sia perché esse evitano alle donne conseguenze penali.
Nel solo scorrere dell’anno 2026 in corso, sono ben tre i bimbi deposti nelle Culle: il 19 aprile in una Culla della CRI; il 20 giugno a Giaveno (Torino) e l’8 agosto a Bologna.
La modernità delle Culle
Non si può pertanto, conclusivamente, che riconoscere e attestare la modernità delle Culle.
Accanto, peraltro, ad un modo ancor più moderno attraverso cui la società può porsi in atteggiamento di accoglienza sia della madre che del figlio: quello della relazione diretta, umana accogliente offerta dai Centri di Aiuto alla Vita (CAV), dai SAV (Servizi accoglienza vita) e dalle Case di accoglienza. Ad essi la donna, sapendo di trovarvi rispetto e soprattutto condivisione concreta e doverosa dei suoi problemi, può liberamente rivolgersi, in tal modo evitando abbandoni che minerebbero la sua giovinezza e la sua capacità di coraggio. Il tutto dentro la cultura per la vita promossa dal MpV.
Grazie a detta fruttuosa opera di accoglienza sono stati aiutati a nascere in Italia 280 mila bambini, tutti certificati (nel rispetto della privacy). Segno dell’incessante lavoro di opere che hanno colto e declinato la centralità sociale, culturale e politica della vita umana.