Fatti a somiglianza dell’uomo: il dibattito sui modelli embrionali.
di Tony Ernesto Persico. John Paul II Fellow, Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.
I primi ventun giorni di vita di un embrione sono un periodo cruciale dello sviluppo umano. Ed è la finestra su cui sappiamo meno per una ragione semplice: un embrione umano, in quei giorni, o è dentro la madre e non si può osservare, o è in una provetta e il suo studio è soggetto a limiti severi. Tra questi vi è la regola di non superare il quattordicesimo giorno di coltivazione in vitro poiché è quello il momento in cui compare la stria primitiva, l’asse del corpo, e in cui non è più possibile la gemellazione. Da qualche anno esiste una terza via, basata sull’uso di cellule staminali pluripotenti coltivate in modo da assomigliare a un embrione, senza provenire da un ovulo fecondato.
Si tratta di modelli embrionali derivati da cellule staminali, stem cell-based embryo models (SCBEM) che possono essere sviluppati sia da cellule embrionali che adulte. Una ricerca pubblicata su Nature quest’anno ha riaperto un dibattito iniziato nel 2021, quando furono pubblicati i primi blastoidi umani. Un gruppo di ricercatori cinesi ha coltivato un modello embrioide di scimmia fino al giorno 25, quando il corpo ha già preso la sua direzione: nella scimmia, però, i tempi dello sviluppo sono diversi dai nostri. Sull’uomo la corsa è più prudente: alla Rockefeller University, è stato sviluppato un modello capace di aderire a un supporto e di avviare la gastrulazione, “l’origine della nostra stessa individualizzazione”.
I modelli sperimentali permettono di riprodurre il fenomeno da studiare “senza esserlo”. Ora però ci si chiede se questa distinzione regga ancora. Un White Paper del marzo 2026, firmato da una quarantina fra i principali ricercatori del settore, afferma che “questi sviluppi porranno indubbiamente questioni etiche che vanno prese in considerazione adesso”. Il disagio tra i ricercatori va crescendo: Paul Knoepfler dell’Università della California a Davis, ha dichiarato che i modelli recenti sono “tanto simili a embrioni umani veri da essere inquietanti”. Nel 2025 l’International Society for Stem Cell Research (ISSCR) nelle sue linee guida ha stabilito che ogni ricerca sui modelli SCBEM umani deve essere soggetta a termini temporali e ha vietato il loro uso per gestazioni extracorporee.
Oltre le raccomandazioni, il quadro giuridico rimane esiguo e disomogeneo. Per esempio, la Francia dal 2021 sottopone la creazione di modelli embrionali a una dichiarazione all’Agence de la biomédecine, mentre nei Paesi Bassi un disegno di legge propone di estendere ai modelli SCBEM la tutela riservata agli embrioni, quando ci si possa ragionevolmente attendere che, proseguendo lo sviluppo, diano origine alle stesse funzioni. Altrove, Italia compresa, le norme parlano di embrioni, mentre queste entità sono create esplicitamente per non ricadere in questa categoria. Ma i rischi del vuoto normativo sono sempre più evidenti.
Un contributo apparso su Stem Cell Research & Therapy il 29 luglio 2026 rileva diverse criticità etiche anche negli standard dell’ISSCR. Di fatto, secondo la definizione dell’ISSCR i modelli embrionali non vanno considerati embrioni a causa della loro limitata potenzialità di sviluppo. A riguardo, alcuni studiosi hanno suggerito sulla rivista Swiss Medical Weekly una nuova nozione di potenzialità legata alla capacità del modello “di diventare molto simile a ciò che intende modellare”. Tuttavia, la potenzialità stessa è legata al progredire delle tecniche di laboratorio. Resta però una distinzione che nel dibattito non viene quasi mai fatta. I modelli si costruiscono per due vie: da linee di staminali embrionali umane, ottenute a suo tempo distruggendo embrioni, oppure da cellule adulte riprogrammate. Il ricorso alle linee embrionali non è dunque intrinseco alla tecnologia, ma una scelta di convenienza, dovuta al fatto che quelle linee sono meglio caratterizzate e più stabili. Sono due oggetti moralmente diversi anche per chi li ritenga entrambi non-embrioni.
Di fronte ai dubbi etici, dovremmo volgerci alla massima cautela come afferma l’Evangelium Vitae: “basterebbe la sola probabilità di trovarsi di fronte a una persona per giustificare la più netta proibizione […]” (EV n.60). Tuttavia, la soluzione adottata finora è quella di una etica incorporata alle ricerche che procede con valutazioni a intervalli temporali: prima si sviluppano i modelli e poi se ne verifica la somiglianza con l’embrione umano. Mentre a quanti si chiedono se i SCBEM sostituiranno la ricerca sugli embrioni veri, il che sarebbe un possibile beneficio in termini bioetici, ha già risposto il White Paper ribadendo che la ricerca su questi ultimi sarà sempre necessaria per validare i modelli. D’altra parte, non bisogna dimenticare che queste ricerche puntano a risolvere problemi reali come l’aborto spontaneo e le malformazioni congenite, per cui la semplice invocazione di divieti potrebbe apparire incomprensibile. Al contrario, il principio di socialità e sussidiarietà, vorrebbe regole stabilite nella sfera pubblica nel rispetto della dignità umana e rifiutando che un problema reale funga da legittimazione a qualunque mezzo per risolverlo.
La questione del dibattito non è solo quanto un modello somigli a un embrione, ma che quella somiglianza sia diventata il parametro per decidere ogni volta quanta tutela concedere in una lenta deriva verso l’indistinguibilità e il rischio concreto di una corsa al ribasso degli standard sia sui modelli che sugli embrioni umani. Non serve una bioetica del no, ma piuttosto una bioetica che chieda quale antropologia usiamo per dire sì. Quando ci troveremo a giudicare la somiglianza della creatura al suo creatore, avendo sostituito Dio con l’uomo solo dato a sé stesso, dovremmo ricordarci il monito di Henri de Lubac, e fatto proprio da Paolo VI nella Populorum Progressio: l’umanesimo esclusivo è un umanesimo inumano.
________
Per approfondire:
Li J. et al., Modelling late gastrulation in stem cell-derived monkey embryo models, «Nature», 649, gennaio 2026, pp. 161-172.
Martinez Arias A., Rivron N., Tajbakhsh S. et al., Human stem cell-based embryo models: innovation, ethics, and policy, «Human Reproduction», 41 (6), 2026, pp. 830-846.
Knoepfler P., 6 key dilemmas as human embryo models get ever closer to the real thing, «STAT», 3 marzo 2026.
International Society for Stem Cell Research, Guidelines for Stem Cell Research and Clinical Translation, aggiornamento 2025.
Clark A.T., Cook-Andersen H., Franklin S. et al., Stem cell-based embryo models: the 2021 ISSCR stem cell guidelines revisited, «Stem Cell Reports», 20, 2025, 102514.
Lewis J., Holm S., Human stem cell-based embryo models and the 2025 ISSCR Guidelines, «Stem Cell Research & Therapy», 29 luglio 2026.
Germani F., Biller-Andorno N., Paths to address the ethical challenges of human embryoid research, «Swiss Medical Weekly», 3 marzo 2022. Bentzen H.B., Gaillard M., Nachman I. et al., A guide to using embedded ethics in human stem-cell-based embryo model research, «Nature Cell Biology», 28, 2026, pp. 665-673.