Flora Gualdani nel ricordo di Marina Casini

di Marina Casini

Per ricordare Flora non posso attingere semplicemente alla memoria dei fatti, ma a quella del cuore. Chi l’ha conosciuta – e io ho avuto questo dono – sa che stare accanto a lei significava essere travolti da una forza limpida, incrollabile e incredibilmente concreta.
Ricordo con immensa gratitudine l’ultima volta che ci siamo viste e abbiamo potuto parlare a lungo insieme: era il 2 ottobre 2021 in occasione del matrimonio di Francesco e Maria Teresa. Fu una conversazione piacevolissima, un momento di grazia e uno scambio profondo di esperienze e riflessioni. La ascoltavo con un’attenzione di chi cerca di trattenere nella memoria ogni sua singola parola. Mi parlò di Casa Betlemme e della sua storia, della sua profonda stima per il Movimento per la Vita, della sintonia con mio padre (ha scritto su di una bella testimonianza pubblicata nel libro curato da Francesco Ognibene “Di un Amore Infinito possiamo fidarci“) e ribadì con convinzione l’importanza fondamentale della preghiera, vera linfa di ogni impegno per la difesa e la cura dei più piccoli degli uomini.
Dopo quell’ultimo incontro sono rimasta collegata a lei grazie al suo carissimo Davide Zanelli, che puntualmente mi informava del suo stato di salute, dei festeggiamenti per il suo compleanno e, soprattutto, della straordinaria serenità con cui Flora si avvicinava al grande Incontro con il Dio della Vita. Un passaggio vissuto con la stessa fede che ha orientato ogni singolo giorno della sua esistenza. “Flora sempre uguale, inchiodata alla croce della malattia e menomata nel fisico, ma docile e serena, intatta nello spirito – mi scrisse Davide – Un esempio scintillante di fede anche nella prova finale della malattia, come il tuo babbo. Come ultima prova (umiliante), il Signore le ha spento la parola con cui lei infiammava i cuori! Ma i suoi occhi hanno mantenuto la stessa luce”. Così mi scrisse Davide il 6 febbraio di due anni fa.
Flora aveva uno sguardo unico, un amalgama di severità evangelica e tenerezza materna. Non si limitava a fare discorsi teorici sul valore della vita: lei la vita la prendeva in braccio, letteralmente. Nella sua Casa Betlemme, ad Arezzo, la difesa dei bambini non ancora nati non era teoria, ma una porta aperta a qualsiasi ora, una tazza di latte caldo, una mano stretta, un conforto, a chi si sentiva sola e smarrita.
Come ostetrica, aveva il dono di saper scorgere il miracolo laddove il mondo vedeva un “problema” o un “peso”. Sapeva essere un autentico scudo d’amore contro la solitudine e lo scarto. Flora aveva il passo della contadina toscana — solido, radicato alla terra — e la visione dell’apostolo. Fermissima nella tutela di chi non ha voce, ma non giudicava mai la persona. Per le mamme accolte, per i bambini salvati e per tutti coloro che le abbiamo voluto bene, è stata una madre, una maestra, una sentinella dell’aurora.
Oggi, ricordare Flora Gualdani non significa fare memoria di un passato che sfuma, ma custodire una fiamma viva. Il suo “sì” alla vita, nutrito e sostenuto dalla preghiera, continua a ricordarci che l’amore vero non si stanca mai di accogliere.

teen beauty samantha rone ties up cassidy klein in hot ropes.taiwan girls