Suicidio assistito nell’Isola di Jersey: fondamentalmente sovversivo
Giovedì 26 febbraio,a Jersey, isola del Regno Unito, è stata approvata una legge che consente agli adulti malati terminali il diritto di scegliere di porre fine alla propria vita. Trentadue politici hanno votato a favore della legge, mentre 16 hanno votato contro.
Una notizia triste anche perché una volta approvate definitivamente (con il Royal Assent) , i primi decessi assistiti legali potrebbero avvenire già la prossima estate.
Hanno diritto a tale procedura le persone affette da malattie terminali che causano sofferenze insopportabili, per le quali è prevista la morte entro sei mesi, o dodici mesi per chi è affetto da patologie neurodegenerative come il Parkinson e la malattia del motoneurone (MND).
Ciò significa che Jersey è ora la seconda parte delle Isole Britanniche in cui il suicidio assistito è stato pienamente approvato; l’Isola di Man era stata la prima.
Mentre Westminster e la Scozia stanno ancora discutendo sul tema, il progetto di legge in Inghilterra e Galles sta procedendo lentamente alla Camera dei Lord.
L’isola di Jersey fa parte della Diocesi Cattolica di Portsmouth, il cui Vescovo, Mons. Philip Egan, già nell’ottobre 2024 aveva scritto una splendida lettera pastorale che invitava a prendere posizione contro il tentativo massiccio di introduzione del suicidio assistito (Terminally Ill Adult Bill) in Inghilterra e Galles attraverso la cura dell’altro.
In occasione di questa nuova “congiura contro la vita”, il prelato ha pubblicato una Dichiarazione che proponiamo integralmente, tradotta dal testo originale in inglese
Dichiarazione del Vescovo Philip Egan sulla legalizzazione del suicidio assistito a Jersey
“Sono rimasto profondamente turbato dai risultati del voto per la legalizzazione del suicidio assistito nell’isola di Jersey. Ciò dimostra una deplorevole mancanza di interesse nel proteggere le persone più vulnerabili della nostra società e altera fondamentalmente il ruolo dei medici e del personale sanitario. Concordo con le opinioni espresse dal deputato Sir Philip Bailhache quando afferma: ‘Temo che ciò cambierà la comunità di Jersey in un modo che potremmo non essere ancora in grado di prevedere’.
‘Non uccidere’ (Es 20, 13) e il precetto ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’ (Mc 12, 31) sono comandamenti che costituiscono il fondamento non solo della moralità ebraica e cristiana, ma dell’insegnamento di tutte le religioni. Inoltre, sono principi istintivi scritti profondamente in ogni cuore umano. Essi fondano le leggi che governano ogni società civile sulla terra. Ecco perché la legalizzazione del suicidio assistito, presentata come ‘omicidio per pietà’, è fondamentalmente sovversiva, orribile e pericolosa, per quanto mossa da buone intenzioni.
Assistere qualcuno a morire prematuramente o a commettere suicidio, anche quando lo richiede ardentemente, non potrà mai e poi mai essere un’azione compassionevole. È un peccato grave. Non dobbiamo cedere alla tentazione di applicare soluzioni rapide, mossi da una falsa compassione o da criteri di efficienza e redditività. Al contrario, dobbiamo mostrare rispetto e tenerezza verso i pazienti gravemente malati, affinché il valore sacro della loro vita possa risplendere con splendore nella loro sofferenza.
Le moderne cure palliative dovrebbero essere rafforzate e adeguatamente finanziate, non messe da parte a favore di un sistema che considera la fine della vita come una soluzione più semplice rispetto all’erogazione di cure.
L’esperienza in paesi come Belgio, Paesi Bassi e Canada dimostra che, una volta legalizzato il ‘fine vita assistito’ secondo criteri rigorosamente definiti — molto simili a quelli attualmente presentati a Jersey — tali criteri si ampliano nel tempo. Ciò che inizia come una disposizione limitata per i malati terminali è stato, in diverse giurisdizioni, notevolmente esteso fino a includere malattie croniche, condizioni psichiatriche e, in alcuni casi, sofferenze non terminali anche per i giovanissimi. Questo è inammissibile.
Quando la legge segnala che alcune vite possono essere interrotte in risposta alla sofferenza, coloro che sono anziani, disabili, isolati o dipendenti possono iniziare a sentirsi essi stessi sotto pressione, in modo sottile o palese. Iniziano a sentire di essere un peso per le loro famiglie o per il sistema sanitario. La pressione sociale suggerisce che, invece di ricevere cura e protezione, farebbero meglio a eliminarsi.
La Chiesa Cattolica è chiara: non possiamo mai assistere nel togliere la vita a un altro, anche se lo richiede. Uccidere le persone e togliersi la propria vita è contro la legge di Dio. Non è mai ammissibile usare un mezzo malvagio per fare del bene. Come dice il Catechismo della Chiesa: ‘Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l’eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile. Così un’azione o un’omissione che, di natura sua o nelle intenzioni, provoca la morte allo scopo di eliminare il dolore, costituisce un’uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente… (2277)’.
Preghiamo ardentemente affinché la nostra società riscopra la dignità di ogni vita umana e torni di nuovo a Dio, che è la fonte di ogni compassione e verità. Preghiamo per tutto il personale medico che, per professione, è impegnato ad aiutare e guarire i malati, non a ucciderli. Preghiamo anche per coloro che sono coinvolti nelle cure palliative e per chi si prende cura degli anziani. Possano non essere mai costretti a somministrare iniezioni letali o farmaci mortali ai pazienti affidati alle loro cure.”
+Philip Egan
Vescovo di Portsmouth