Culla per la Vita: un presidio di umanità

di Marina Casini

Non si può restare indifferenti di fronte al gesto di una madre, o di un padre e una madre, che, deponendo il figlio appena nato nella culla per la vita, affida a poche parole tutto il suo amore: «Ti auguro una vita piena di gioia e di serenità, che in questo momento non ti possiamo dare. Ma sei stato tanto amato. Ti amo tantissimo». È quanto accaduto domenica 19 aprile a Bergamo, nella culla collocata davanti alla sede della Croce Rossa, nel quartiere di Loreto. Il neonato ha pochi giorni di vita, sta bene, è stato subito accudito e adesso si trova all’ospedale Papa Giovanni XXIII.

Il gesto commuove e interroga. Dietro quella scelta c’è una storia che non conosciamo, probabilmente segnata da difficoltà e angoscia, ma anche da una decisione chiara: non negare la nascita, non abbandonare, bensì affidare. Quindi siamo di fronte a una storia che comunque parla di accoglienza, amore, speranza, fiducia. Affidare il proprio figlio a una comunità intera perché possa accoglierlo, proteggerlo e garantirgli un futuro, è un atto di umiltà. 

Le “culle per la vita”, diffuse in Italia (circa una sessantina) nascono proprio per questo: offrire una possibilità sicura, anonima e legale a madri in difficoltà. Sono dispositivi semplici ma preziosi: uno spazio protetto, riscaldato, accessibile in ogni momento, che attiva immediatamente l’intervento dei sanitari. Non sono solo strutture tecniche: sono segni concreti di una società che non si gira dall’altra parte, che tende le braccia anche quando le circostanze sono difficili e i vissuti tormentati.

Il Movimento per la Vita ha sempre sostenuto queste iniziative, promuovendone la diffusione e offrendo le motivazioni culturali che le sorreggono. La Culla, infatti, è molto più di un luogo fisico: è il simbolo di una comunità che accoglie senza giudicare, che si fa prossima, che riconosce valore e dignità a ogni vita. È un presidio di umanità per il neonato, ma anche per la sua mamma.

E colpisce la risposta che si genera attorno a questi eventi: un’ondata spontanea di affetto, attenzione e solidarietà. Quel bambino, nel giro di poche ore, non è più solo. Diventa “uno di noi”. Viene accolto, riconosciuto, quasi adottato simbolicamente da un’intera comunità. È come se, per un momento, ricordassimo tutti che ogni bambino è, in fondo, figlio di tutti.

Accanto a questa possibilità, resta importante ricordare anche il diritto al parto in anonimato: ogni donna può partorire gratuitamente e in sicurezza in ospedale, scegliendo di non essere nominata nel certificato di nascita e di non riconoscere il bambino, mantenendo la propria riservatezza. Un’opportunità che tutela insieme la madre e il figlio.

La riflessione allora si allarga. Se siamo capaci di una mobilitazione così intensa di cura e accoglienza per un neonato già venuto alla luce, diventa coerente estendere lo stesso sguardo, la stessa responsabilità e la stessa tenerezza anche ai bambini che devono ancora nascere e alle loro madri. In fondo, la Culla dice proprio questo: ogni persona nata e non ancora nata merita accoglienza, sempre. E una società autenticamente umana è quella che sa farsi prossima, senza condizioni. Per questo il Movimento per la Vita da sempre sostiene le culle per la vita: la loro semplice visibile presenza salva non solo i bambini che vengono lì deposti, ma anche quelli le cui madri alla vista della culla possono sentirsi incoraggiate a dire “Si” a quel figlio o a quella figlia che cullano in grembo.

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