Regno Unito: Il “Crime and Policing Bill” è Legge. Svolta storica: depenalizzato l’aborto fino alla nascita

LONDRA – In un pomeriggio che segna una svolta drammatica per la legislazione britannica, il controverso Crime and Policing Bill ha ricevuto oggi il Royal Assent (Assenso Reale), diventando ufficialmente legge dello Stato. La firma formale è avvenuta durante la tradizionale cerimonia di proroga (Prorogation), che chiude la sessione parlamentare corrente. Come da prassi, il Re Carlo III non era presente personalmente (essendo impegnato in una visita di Stato negli USA); l’atto è stato siglato dai “Lords Commissioners”.

L’aborto “estremo” diventa realtà

Il punto più critico della nuova legge è la totale depenalizzazione dell’interruzione di gravidanza per le donne. Attraverso la “clausola 208” (inserita originariamente dalla deputata laburista Tonia Antoniazzi), non esiste più in Inghilterra e Galles alcuna norma in base alla quale una donna possa essere perseguita per aver interrotto la propria gravidanza, indipendentemente dal motivo o dal tempo gestazionale.

Questo significa che l’aborto fino alla nascita è ora legalmente possibile. Associazioni come Right to Life UK e SPUC hanno espresso profondo sconforto, definendo questo come un “giorno triste per i nascituri” e un “atto violentissimo” introdotto all’interno di una legge che, paradossalmente, si pone l’obiettivo di contrastare la violenza contro donne e ragazze.

Il percorso legislativo: dal “ping-pong” al Royal Assent

L’approvazione definitiva è arrivata dopo un iter iniziato a febbraio 2025. I momenti salienti includono:

  • 17 giugno 2025: La clausola 208 viene approvata alla Camera dei Comuni dopo soli 46 minuti di dibattito, senza consultazione pubblica o esame analitico in commissione.
  • 19 giugno 2025 – 25 marzo 2026: Il testo passa all’esame della Camera dei Lord.
  • Aprile 2026: Si intensifica il cosiddetto “ping-pong” parlamentare tra le due Camere per concordare il testo finale.
  • Lunedì 27 aprile 2026: Si raggiunge l’approvazione finale. La Camera dei Lord accetta le ultime modifiche apportate dai Comuni (incluso l’emendamento 361 sulla depenalizzazione retroattiva) senza procedere a una votazione formale.

Dopo il voto di lunedì, il percorso verso il Royal Assent è stato estremamente veloce, per garantire che il disegno di legge diventasse legge prima della chiusura della sessione parlamentare.

Una coincidenza simbolica: l’anniversario dell’Abortion Act

Ironia della sorte, il voto finale del 27 aprile è coinciso con il 58° anniversario dell’entrata in vigore dell’Abortion Act del 1967. I dati diffusi per l’occasione delineano un quadro senza precedenti:

  • Dal 1968, si stima che oltre 11 milioni di bambini abbiano perso la vita a causa dell’aborto nel Regno Unito.
  • Nel 2023 è stato raggiunto il record storico di quasi 300.000 aborti in un solo anno.
  • Al ritmo attuale, nel Regno Unito viene effettuato un aborto ogni due minuti.

Incentivi per aborti “in pausa pranzo”

Il nuovo scenario legislativo si inserisce in una strategia governativa ancora più ampia. Recentemente, nell’ambito della Renewed Women’s Health Strategy for England, il Governo ha annunciato piani per incentivare finanziariamente le cliniche a fornire aborti “in giornata” o “in pausa pranzo”.

Attraverso un sistema di “pagamento a pacchetto” (bundled payment), le cliniche riceveranno fondi per espletare consultazione, ecografia e procedura in un’unica soluzione lo stesso giorno. Right to Life esprime il fondato timore che questo spingerà le donne verso decisioni affrettate, trasformando il percorso clinico in una sorta di “nastro trasportatore” o “mercato del bestiame”, alimentato da una cultura orientata al raggiungimento di obiettivi finanziari.

Ci alzeremo in piedi

Fa male, anche se era attesa, questa conclusione proprio nel Regno Unito (la legge riguarda Inghilterra e Galles) che ha introdotto l’aborto nei paesi occidentali nel 1967. Da ‘scelta’ estrema, a fatto ordinario, normale. Una violenza, contro un bambino o una bambina, piccoli, che vogliono vivere e contro la loro madre, una donna o una ragazza, non solo è possibile ma è ritenuta cosa buona.

La speranza ci viene dal sapere che questa è la battaglia culturale e umana del millennio, come diceva San Giovanni Paolo II. Quindi come disse proprio lui il 7 ottobre del 1979 al Capitol Mall di Washington: “Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana è minacciata. Quando il carattere sacro della vita prima della nascita viene attaccato, noi reagiremo per proclamare che nessuno ha il diritto di distruggere la vita prima della nascita”.

Questo il programma del popolo della vita, proclamare, come ha fatto San Giovanni Paolo II e altri “santi” per la vita, “che ogni vita umana – dal momento del suo concepimento e durante tutte le fasi seguenti – è sacra, perché la vita umana è creata ad immagine e somiglianza di Dio. Niente supera la grandezza o la dignità della persona umana”.

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