Carmen Hernández: La santità profetica a difesa della «fabbrica della vita»/Parte II
Una vita per il Vangelo
Nata in Spagna e precocemente mossa da un impetuoso zelo missionario, Carmen Hernández compì studi di chimica prima di dedicarsi interamente alla teologia, formandosi all’ombra del rinnovamento liturgico e biblico che avrebbe preparato la grande stagione conciliare. Desiderosa di annunciare Cristo tra gli ultimi della terra, lavorò prima nei quartieri disagiati di Barcellona e accarezzò il sogno di partire per le miniere della Bolivia.
Un capitolo fondamentale della sua esistenza, mirabilmente documentato nel libro di Francesco G. Voltaggio e Paolo Alfieri, Sono in te tutte le mie fonti. La serva di Dio Carmen Hernández in Terra Santa 1963-1964 (Edizioni Chirico), fu il suo pellegrinaggio in Medio Oriente. Partita con pochissimi mezzi, una valigia e la Sacra Scrittura, in Terra Santa Carmen visse un’autentica immersione nelle sorgenti della fede; lì, per opera dello Spirito, le si “aprirono le Scritture”, permettendole di riscoprire il nesso indissolubile tra l’Antico e il Nuovo Testamento e la centralità assoluta della Pasqua. Carmen vive un momento cruciale nella sua vocazione ad Ein Karem, luogo della Visitazione, dove Maria incontra la cugina Elisabetta, dove si incontrano i due concepiti, e la gioia di questo incontro si esprime con il Magnificat di Maria. Lì Carmen sente la chiamata nella chiamata: una vocazione per tutta la Chiesa. In questo contesto si comprende l’importanza che Carmen attribuisce al ruolo della donna nella Chiesa oggi.

Al suo ritorno a Madrid, nel novembre del 1964, l’appuntamento con la storia della Chiesa: l’incontro con il giovane pittore Kiko Argüello tra i baraccati di Palomeras Altas. Lì, dove Kiko viveva tra gli ultimi della società sull’esempio di San Charles de Foucauld, Carmen riconobbe la presenza viva di Gesù Cristo. L’intervento dell’allora Arcivescovo di Madrid, monsignor Casimiro Morcillo, che difese quelle baracche e incoraggiò l’evangelizzazione, convinse Carmen a legare la propria vita a quella missione in modo incondizionato, per amore alla Chiesa. Insieme a Kiko Argüello, Carmen divenne così l’iniziatrice del Cammino Neocatecumenale.
Il “corpo liturgico” della donna
“La donna ha un corpo liturgico, il cui orologio biologico la porta a scoprire ed entrare in contatto con l’origine e il mistero della vita” sostiene Carmen.
Secondo la Serva di Dio “l’inganno del nostro secolo è che la morte viene introdotta nel grembo della donna. Mettono la morte nella fabbrica della vita…Siamo in una generazione di morte”. Per questo ha fatto più volte riferimento ad un’altra Santa Madre Teresa di Calcutta dicendo che il “diritto alla vita passa attraverso la donna” e che “se ci sarà la terza guerra mondiale, sarà a causa dell’aborto”.
Secondo Carmen la donna è “costruttrice di pace” perché “la pace è frutto della vita e la donna porta in sé la fabbrica della vita. Se il nostro mondo è circondato dalla morte, è perché la morte è entrata prima nel corpo della donna”. La donna-continua l’iniziatrice del Cammino Neocatecumenale- è “l’unica vera depositaria della speranza di pace per il mondo… Colei che partorisce quando mette al mondo una nuova vita è portatrice di luce”.
“La cosa più grande della donna è essere donna!” dichiara Carmen, interpretando benissimo la difficoltà delle donne del nostro tempo.