Renard (FAFCE) non ha dubbi: “L’Europa non ha chiesto una legge sul fine vita all’Italia”

Chi pensa che dalle istituzioni europee arrivino “diktat” legislativi e formali per l’approvazione in Italia della legge sul fine vita si sbaglia di grosso. Anche perché, ad oggi, “le istituzioni europee sul tema dell’eutanasia sono dalla parte della vita”. A ribadire questa verità, al fine di fare chiarezza sulla questione ed evitare di entrare in una confusione “ideologicamente” voluta sul tema, ci ha pensato il Presidente della Federazione Europea delle Associazioni Familiari Cattoliche (FAFCE) Antoine Renard, uno che di istituzioni europee se ne intende, dato che la FAFCE da vent’anni opera costantemente all’interno del Parlamento Europeo e del Consiglio d’Europa per promuovere la cultura della vita. Vitanews lo ha raggiunto per capire meglio la posizione dell’Europa in materia di “fine vita” con uno sguardo attento alle vicende italiane.

D – Presidente, nel gennaio 2016, al Parlamento Europeo sappiamo che è stata rigettata per mancanza di firme la dichiarazione proposta da 14 eurodeputati per affermare il «diritto di morire». Ancor prima, nel gennaio 2012, il Consiglio d’Europa, con la risoluzione 1859 ha affermato categoricamente che «L’eutanasia, cioè l’uccisione intenzionale con un atto attivo o omissivo di un essere umano per il suo presunto bene, deve sempre essere proibita». Stando a questi fatti, pare che le istituzioni europee non siano proprio favorevoli alla “dolce morte”. Allora, come mai nei singoli stati membri si continua a ripetere il solito mantra secondo cui una norma in materia “ce la chiede l’Europa”?

R – Ad oggi, le istituzione europee, sul tema dell’eutanasia, sono dalla parte della vita. E sono molto caute per quanto riguarda la questione delle dichiarazioni anticipate di trattamento, per il semplice fatto che non vi è competenza comunitaria o da parte di istituzioni internazionali in materia. Quindi, questo mantra secondo cui l’Europa chiederebbe al legislatore italiano di realizzare una legge sul fine vita appare chiaramente infondato.

D – Nella stessa risoluzione del 2012, il Consiglio d’Europa, pur proibendo l’eutanasia, parla di legislazione in materia di fine vita. Secondo lei, non c’è il rischio che un testamento biologico, come sta accadendo in Italia, divenga un “cavallo di Troia” per aprire la strada all’eutanasia?

R – In effetti la risoluzione del 2012 parla di legislazione sul fine vita, ma senza imporre alcun obbligo sugli Stati: c’è soltanto una chiara proibizione dell’eutanasia, ma – al di là di ciò – ogni Stato può legiferare come crede. Ed è chiaro che il testamento biologico ed ogni quadro legale sul fine vita rischiano di legittimare l’eutanasia ed il suicidio assistito. Si inizia sempre da casi limite, presi a modello davanti all’opinione pubblica, che aprono la strada al pendio scivoloso verso una cultura dello scarto, che lascia da parte gli ultimi. In Belgio questo si vede chiaramente: qui gli ultimi sono diventati i bambini, per i quali si è arrivati a fare una legge che ne permetta l’eutanasia.

D – Attualmente, ci sono dossier o rapporti pro-eutanasia al Consiglio d’Europa o all’Europarlamento?

R – Come dicevo, l’Europa è molto cauta nel prendere posizione ed ogni tentativo pro-eutanasia è fin’ora fallito. Al contrario, si prepara all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa una risoluzione sulle cure palliative, e ci aspettiamo un incoraggiamento a questo settore, che riguarda da vicino il personale medico-sanitario, il mondo del sociale e la famiglia. Questo è l’ambito su cui bisogna legiferare: sostenere delle cure palliative integrali e di qualità, che tengano conto di ogni persona malata o in fin di vita, con finanziamenti ben indirizzati. C’è un mondo di speranza che è quello dei malati e delle persone in fin di vita che vivono nel silenzio la loro sofferenza, lottando e dando una testimonianza di senso al mondo intero.

D – In virtù del vostro lavoro, avete anche il polso dell’opinione pubblica a livello europeo in materia. Ecco, detto francamente, secondo lei, qual è la ragione profonda per cui la morte viene presentata e rivendicata come diritto e perché queste operazioni sembrano fare breccia nel sentire comune dei cittadini? 

R – Appunto, la mancanza di senso. Un continente che abbandona la propria identità, che rinnega sempre più spesso le proprie radici è un continente che ha smarrito la bussola, che ha bisogno di ritrovare la sua identità. Da qui si comprende questo preteso diritto a morire, di fronte alla sofferenza. Come Federazione europea delle associazioni familiari cattoliche, il nostro lavoro e la nostra testimonianza si appoggiano sull’insegnamento millenario della Chiesa: ed è su questa base che non abbiamo timore a dare una risposta di speranza alla ricerca profonda di senso dell’uomo, una ricerca che appare evidente nel dibattito sul fine vita. In fondo, ai cristiani, in questo dibattito, è data la possibilità di dare ragione della speranza che è in loro.

Il Movimento per la Vita si è fatto promotore di una petizione alla quale hanno aderito numerose associazioni. Leggi il testo della petizione e firma qui.

Carlo Mascio

Carlo Mascio

Molisano di Portocannone (CB), sono nato nel 1988. Sono laureato in Governo e comunicazione politica presso l’Università di Urbino dove ho conseguito anche la laurea triennale in Scienze politiche. Negli anni universitari, grazie all’esperienza di comunità vissuta nel gruppo della FUCI di Urbino e nella realtà dei Frati Minori Conventuali, è emerso il desiderio che mi abita e che mi guida nella vita e nella passione giornalistica: curare l’uomo, educarlo, fargli sperimentare la bellezza della verità che lo abita. Email: carlo.mascio@vitanews.org