MPV: il futuro in agenda

Per gentile concessione di Avvenire

Avvenire – Movimento per la vita, il futuro in agenda

Intervista di: Francesco Ognibene

Se c’è un tema con il quale il nostro Paese deve rimettersi in pace è quello dei figli: sempre meno, sempre più desiderati e negati, sempre più difficile accoglierli. È come un sapere che ci appartiene per cultura ma che va diventando estraneo. Per fortuna che si può contare (almeno) sul Movimento per la vita e sulla sua opera buona e profonda al servizio della vita. Sabato e domenica a Roma l’assemblea nazionale elegge il consiglio direttivo che poi esprimerà la presidenza, da tre anni affidata a Gian Luigi Gigli.

Presidente, che anni sono stati?
Abbiamo lavorato per attrezzare il Movimento ai cambiamenti di lungo periodo: la cultura individualistica dei diritti civili e del primato dell’autodeterminazione, i cambiamenti dell’aborto, la denatalità allarmante, la nuova frontiera del fine vita, il fenomeno delle migrazioni, il nuovo pontificato, il mutato profilo dei volontari, la riforma del terzo settore. C’è stato anche da rincorrere la cronaca che, sul piano delle sentenze, del costume e dell’innovazione tecnologica non ci ha fatto certo mancare le provocazioni. Un impegno totalizzante ma gratificante, per la testimonianza di servizio appassionato alla vita ricevuta da tanti.

La gente associa al Mpv l’immagine dei Centri aiuto alla vita. In che modo cambia la loro presenza?
I Cav stanno vivendo una stagione non facile perché è in corso un mutamento profon- do del fenomeno abortivo che, per l’uso della chimica, sta ritornando nella solitudine del privato. Non si tratta solo della disponibilità sul mercato online di farmaci ad azione sovrapponibile alla Ru486, ma anzitutto dell’aborto inconsapevole o deresponsabilizzato prodotto dalle pillole dei giorni dopo. La vendita di questi farmaci, acquistabili senza prescrizione medica, è andata di pari passo col calo degli aborti in ospedale. L’aborto diviene così sempre meno intercettabile dai Cav, che si limitano a distribuire alimenti per l’infanzia e pannolini. Occorre un salto di qualità, realizzando scuole di maternità, gruppi di auto-aiuto e condivisione, presenza nelle scuole, collaborazione con la pastorale giovanile e familiare, per diventare luoghi di educazione e presenza culturale.

A quali forme di presenza del Mpv pensa per il futuro?
Potenzieremo certamente la rete di ascolto di Sos Vita, che intercetta i nuovi bisogni, per rompere la solitudine, creare rapporti e rimandare poi ai Cav. Al telefono e su chat, Sos Vita opera 24 ore al giorno per 365 giorni. Dovrebbe a breve partire un primo progetto per educare ad accogliere il bisogno degli anziani non autosufficienti, per prevenire l’abbandono, il suicidio e l’eutanasia omissiva. Dobbiamo anche essere capaci di trasformaci sempre più in agenzia educativa, senza rinunciare all’interlocuzione politica.

Quarant’anni dopo la legge 194, cosa cambia nell’impegno del Movimento con gli aborti in costante diminuzione?
Oggi la nostra mission, come ci insegna il Papa, è di difendere la vita in tutte le condizioni di fragilità in cui rischia di essere umiliata; è combattere il dominio delle biotecnologie, interessate ad affermare una fattibilità sganciata dal giudizio di valore e dalla responsabilità verso gli altri, e soprattutto a realizzare utili, non importa se a danno di esseri umani indifesi; è riportare l’agenda politica e culturale dal tema dei diritti civili, rivendicabili solo da chi ha peso politico, a quello dei diritti umani, il cui riconoscimento spetta a tutti ed è garanzia di vera democrazia.

Perché mentre si esalta la libertà assoluta di scelta si continua ad attaccare il diritto all’obiezione di coscienza?
Perché turba chi promuove l’aborto o il suicidio assistito, ricordandogli la gravità del male che si compie. A causa del calo degli aborti chirurgici, poi, si teme un insufficiente numero di medici addestrati a effettuare aborti.
La progressiva liberalizzazione del ricorso alla provetta (e alla maternità surrogata) disegna un ‘diritto al figlio’, progettato, selezionato, ottenuto per contratto. È una china irreversibile?
Il figlio si sta trasformando da dono (che si accoglie responsabilmente, amandolo in ogni caso) in oggetto per la gratificazione dei desideri, status symbol, giocattolo costoso da ricercare a ogni costo, anche in unioni dello stesso sesso (che figli non potrebbero avere), ma da accogliere solo se perfetto, sano. L’adozione non è di moda, l’eugenetica invece impazza. Nondimeno vale la pena lottare per capovolgere la cultura dello scarto, evidenziandone la disumanità, sicuri che a vincere sarà sempre la vita.

Come deputato lei è stato anche protagonista del confronto sul biotestamento. Cos’ha insegnato il percorso verso la nuova legge?
Nessuna legislatura è entrata in rotta di collisione con i nostri ideali come quella che sta per concludersi: unioni civili omosessuali, divorzio ultrabreve, rifiuto a rendere reato la maternità surrogata realizzata per coppie italiane in Paesi in cui è legale, biotestamento. Credo sia mancata in tanti cattolici la consapevolezza della portata di questo provvedimento, dirompente per la dimensione comunitaria della società, per la tutela di disabili e anziani, per l’integrità della professione medica. Mi auguro che la nuova legislatura vorrà almeno introdurre il diritto all’obiezione di coscienza, comprendendo che l’autodeterminazione del paziente non può ledere quella del medico, e adottando strumenti per meglio garantire chi non hanno voce per esprimersi. Osserviamo ogni giorno cosa può essere fatto sulla pelle dei più fragili, nel nome del loro ‘migliore interesse’…