Cav 2017, S.E. Mons. Delpini al 37° Convegno Cav: date futuro all’umanità

“Tutto quello che avete fatto a un mio fratello piú Piccolo lo arete fatto a me”-l’omelia di mons. Delpini al Convegno Cav 2017 di Milano.

“Evita le favole profane, roba da donnicciole!”- Ha esordito il nuovo arcivescovo di Milano, ripetendo l’esortazione che san Paolo fa a Timoteo, suo figlio nella fede. Per monsignor Delpini le figure tristi che l’Europa va collezionando relativamente alle scelte politiche e culturali  legate alla difesa e alla promozione della vita, possono racchiudersi paradigmaticamente nell’immagine della donna anziana che si preoccupa “se il cane abbia fatto o no la sua passeggiatina. Una vecchia veneranda che porta avanti una crociata appassionata per la sopravvivenza dei panda. Contenta di sé”. Un’Europa  completamente impantanata in cose inessenziali, quindi, che per il successore di sant’Ambrogio manifesta un disagio di fronte al mondo. Disagio che a partire dalla lettura del testo paolino mons. Delpini riscontra nella forma del disprezzo del matrimonio, di cui soffre culturalmente e sociologicamente il nostro continente. Un disprezzo che nasconde l’incapacità “spirituale” di riconoscere la vita come “vocazione a generare vita”. Come itinerario di dono, e riconoscimento di un’alterità che ci porta ad uscire dalla trappola dell’ Io. L’essere ripiegati su se stessi, si manifesta anche, continuando il parallelismo con le raccomandazioni contenute nella lettera di Paolo, in una ossessiva fissazione sulla dieta, per cui un certo salutismo patologico, diventa il volto accettabile della cultura dell’efficentismo, dell’estetismo alienato, del dover apparire sempre belli, giovani ed appetibili. Elementi che dicono un disagio non irrilevante con la corporeità che investe giovani e adulti.

Di fronte a questa donnicciola il cristianesimo dispiega la possibilità di una vita altra, una vita che parte da un’altra prospettiva, non quella di chi vive accontentandosi del binocolo distorto del suo disagio, ma quella “contemplativa” di chi è capace  di guardare il  mondo, leggendovi, a fondamento, un’intenzione buona. Scorgendo, cioè, la bontà di Dio nel mondo. Il creato, che diventa creato solo agli occhi di chi sa contemplare, conserva per il cristiano la possibilità di comprendere la realtà nella sua essenza di bene, di verità. Purifica lo sguardo da ogni atteggiamento ideologico.” “Oggi si impone la menzogna ecologista  che l’umanità è un danno per il mondo-continua Delpini- che il mondo non é affatto un creato, ma una sorta di natura asettica per cui la specie umana non é altro che un elemento di disturbo.”

“Per reagire alle favole bisogna imparare la contemplazione”, é necessario cambiare nel profondo il nostro sguardo sul mondo , liberandolo da tanti schemi pre-confezionati. Perché da questa attitudine contemplativa possa scaturire un “senso di responsabilitá”. La responsabilitá infatti, non puó che nascere dalla consapevolezza che il creato,come  intenzione buona di Dio, non é soltanto una sorta di poesia da ascoltare, ma un evento concreto che ci rimanda alla consapevolezza del fatto che siamo qui per custodire la Vita ed il futuro dell’umanitá in cammino.

Nella festa di san Martino, il giorno in cui il movimento per la Vita ha accolto mons. Delpini, il presule ha sottolineato quanto in un oggi particolarissimo occorra riscoprire il valore di ciò che lui definisce “la possibilità del gesto minimo”. Il “gesto minimo”, per mons. Delpini, sta tutto in quell’immagine di Martino che divide il suo mantello con il povero. Risposta semplice ed immediata verso l’ultimo, ognuno secondo la sua disponibilità. E’ lo stile di chi contemplando diventa responsabile.

“La speranza di questa vecchia signora è questo popolo di gente semplice -ha detto l’arcivescovo guardando negli occhi i partecipanti al convegno-che sa riconoscere la bontà del mondo e non si sottrae alla sfida di dare un futuro all’umanità”.

Simone E. Tropea