L’antropologia della speranza: intervista al Vescovo di Portsmouth/PARTE 3
Continua la terza ed ultima parte dell’intervista a Mons. Philip Egan, Vescovo di Portsmouth
Spesso su questi temi etici e bioetici c’è un abuso, una distorsione dei termini, una mancanza di chiarezza che porta a una grossa confusione … e sembra far perdere l’uso della ragione
Innanzitutto c’è una falsa comprensione della libertà: ‘sono libero di fare ciò che voglio’. Penso che quando le persone perdono la fede, perdano anche la ragione, perché è necessario che fede e ragione vadano insieme. Quindi, se le persone non hanno fiducia nella fede, non avranno fiducia nel ragionamento. E così, alla fine, vengono trascinate verso l’emotività e verso argomentazioni emotive.
‘Quella povera persona è così malata. Non sarebbe meglio farle un’iniezione per portarle la pace?’ e così via. Se non si ha una visione dell’aldilà, né del fatto che la vita è un dono di Dio, non si ha il senso di Dio.
Quando togli la fede, mini l’etica. E la tua etica diventa fatta di singoli frammenti di questo o di quello: ‘faccio questo’ o ‘non faccio quello’.
Su questa confusione sono state fatte leggi che permettono l’eutanasia, che sono diventate un “pendio scivoloso”…
L’esperienza in paesi come Belgio, Paesi Bassi e Canada dimostra che, una volta legalizzato il fine vita assistito secondo criteri rigorosamente definiti — molto simili a quelli attualmente presentati a Jersey — tali criteri si ampliano nel tempo. Ciò che inizia come una disposizione limitata per i malati terminali è stato notevolmente esteso fino a includere malattie croniche, condizioni psichiatriche e, in alcuni casi, sofferenze non terminali anche per i giovanissimi. Questo è inammissibile.
Quando la legge ammette che alcune vite possono essere interrotte in risposta alla sofferenza, coloro che sono anziani, disabili, isolati o dipendenti possono iniziare a sentirsi sotto pressione, in modo sottile o palese. Iniziano a sentire di essere un peso per le loro famiglie o per il sistema sanitario. La pressione sociale suggerisce che, invece di ricevere cura e protezione, farebbero meglio a eliminarsi.
La Chiesa Cattolica è chiara: non possiamo mai assistere nel togliere la vita a un altro, anche se lo richiede. Uccidere le persone e togliersi la propria vita è contro la legge di Dio. Non è mai ammissibile usare un mezzo malvagio per fare del bene. Come dice il Catechismo della Chiesa: ‘Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l’eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile. Così un’azione o un’omissione che, di natura sua o nelle intenzioni, provoca la morte allo scopo di eliminare il dolore, costituisce un’uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente… (2277)’.
Di fronte a quella che Giovanni Paolo II nell’ Evangelium Vitae definiva “congiura contro la vita”, a quale speranza siamo chiamati?
Siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, e quindi in ogni essere umano c’è già un desiderio, seppur distorto, di felicità e, in ultima analisi, di unione con Dio. È una spinta che ci conduce verso la verità, verso la bontà e verso il dono di sé. Questo amore capace di sacrificarsi è scritto nell’intera creazione, è impresso in tutto il creato e lo si può vedere.
Quindi, anche se razionalizziamo ciò che è sbagliato, c’è ancora una spinta verso quel bene. La speranza è negli esseri umani stessi. La vera speranza deriva dalla redenzione in Gesù Cristo. Cristo è morto, ma Cristo è risorto. Lo Spirito Santo è all’opera. Perciò non dobbiamo disperare, anche se numericamente siamo molto piccoli. Come predisse Papa Benedetto, la Chiesa sarà piccola, una ‘minoranza creativa’.
Dobbiamo essere persone piene di speranza. Ma siamo anche popolo della vita, perché la vita è il dono di Dio. Io non sono il padrone della mia vita. Non ho chiesto di nascere, sono nato.
Ho così tanto di cui ringraziare Dio nella mia vita. Sì, ci sono state molte sofferenze e problemi che ho dovuto affrontare, ma ringrazio Dio per tutto questo. Anche la mia morte è nelle Sue mani.
In questo Paese potremmo perdere questa battaglia perché siamo già una nazione pluralista. Non ci si può appellare a una base comune come in Italia dove, se scavi sotto la superficie, trovi l’acqua ed è ‘acqua cattolica’. Qui, se scavi, trovi un fluido, pluralista, post-protestante: l’11% delle persone appartiene ad altre religioni e il 50% si dichiara ormai senza religione. È una cifra enorme. 34 adulti su 35 (tra coloro che non sono musulmani, indù, buddisti, ecc.) non vanno mai in chiesa. Quindi, dove ascolteranno il messaggio della vita? Il Vangelo della Vita? Di certo non lo sentiranno sulla BBC, che è uno dei principali organi di filosofie e pensieri alternativi.
Siamo una piccola famiglia come cattolici, ma questo non ci impedisce di essere persone di speranza. Cristo è risorto, abbiamo i sacramenti, abbiamo l’unione con Cristo. E così, anche se siamo una minoranza, la mia preghiera è che siamo anche ‘creativi’ e che troveremo modi per trasmettere costantemente il messaggio, comunicando la verità del Vangelo e il messaggio della vita.