L’antropologia della speranza: intervista al Vescovo di Portsmouth/PARTE 1

Mentre continua il duello tra “morte e vita” nel Regno Unito in questo ultimo mese, la Chiesa cattolica inglese si esprime con chiarezza portando avanti la ragione della vita.

In questa intervista, Mons. Philip Egan, Vescovo di Portsmouth, analizza la “congiura contro la vita” e richiama i cristiani a essere una “minoranza creativa” fondata sulla speranza. E in “questa settimana” in cui si è celebrata “la Solennità dell’Annunciazione, quando la Beata Madre concepì il Cristo Bambino nel suo grembo” il prelato chiede “di offrire il Rosario per l’abolizione dell’aborto e in celebrazione della maternità”.

Il 26 febbraio scorso, a Jersey, isola del Regno Unito e parte della Diocesi di Portsmouth, veniva approvata una legge che consente agli adulti malati terminali il diritto di scegliere di porre fine alla propria vita. “Sono rimasto profondamente turbato da questo voto. Ciò dimostra una deplorevole mancanza di interesse nel proteggere i più vulnerabili e altera il ruolo dei medici”, dichiarava Mons. Philip Egan.

Il 17 marzo, una bella notizia arrivava dalla Scozia che invece respingeva il disegno di legge di Liam McArthur che mirava a introdurre il suicidio assistito nel Paese. Una speranza che anche in  Inghilterra e Galles che stanno ancora discutendo sull’approvazione del Terminally Ill Adult Bill, non venga approvata una legge sul suicidio assistito. Il Vescovo Keenan, il presidente della Conferenza Episcopale Scozzese, esprimeva “Un ringraziamento speciale a coloro che hanno difeso il principio della dignità umana e si sono battuti per i più vulnerabili. Il vostro impegno, dettato da principi solidi, non è passato inosservato”.

Il 18 marzo in Inghilterra e Galles, con l’approvazione  del Crime and Policing Bill, “la Camera dei Lords, con una mossa fuorviante e sinistra, ha sostenuto la legislazione per depenalizzare l’aborto fino alla nascita.-ha affermato il Vescovo di Portsmouth nella sua dichiarazione rilasciata il giorno dopo- Sebbene l’attuale limite legale di ventiquattro settimane rimarrà per gli aborti indotti dai medici, presto sarà legale per le madri stesse uccidere il proprio figlio non ancora nato in qualsiasi momento desiderino fino al termine della gravidanza”.

Le parole di Monsignor Egan ci consegnano una sfida che va ben oltre i confini geografici della Manica o della Diocesi di Portsmouth. Il suo richiamo all’antropologia teologica — al significato profondo di cosa significhi essere umani — tocca il cuore dei dibattiti etici contemporanei anche in Italia.

In un tempo in cui la “falsa compassione” rischia di sostituire la cura reale, l’invito del Vescovo è quello di non rassegnarsi a un’etica basata sull’emozione del momento, ma di tornare a fondare la convivenza civile sulla ragione e sulla dignità intrinseca di ogni persona

L’INTERVISTA

Con il voto del 18 marzo alla Camera dei Lords l’aborto in Inghilterra e Galles è praticamente possibile sempre…

Si tratta di uno sviluppo davvero scioccante. Quando l’aborto fu legalizzato per la prima volta nel 1967, le interruzioni di gravidanza in Inghilterra e Galles erano rare; eppure, alla fine degli anni ’90, se ne verificavano quasi 175.000 all’anno. Oggi sono oltre 300.000 all’anno – un bambino ogni tre concepiti. L’aborto è stato normalizzato, anche se sappiamo che, oltre a distruggere il bambino, l’aborto danneggia gravemente la madre.

Questa nuova legislazione è considerata un trionfo dagli attivisti pro-choice. In realtà, si tratta di uno sviluppo terrificante. È un ulteriore passo avanti per la cultura della morte.

Che fine fa il “non uccidere” che lei definisce “un principio istintivo scritto in ogni cuore umano, che fonda le leggi che governano ogni società civile sulla terra”?

La nuova legislazione mette da parte questo principio con la stessa logica falsa ed emotivamente carica che sostiene le campagne per il suicidio assistito. È una logica che sminuisce la dignità della vita umana. È una logica che autorizza sfacciatamente i forti a decidere il destino dei deboli e dei vulnerabili.

Inoltre, la prospettiva di aborti tardivi praticati in casa solleva il reale pericolo che neonati prematuri vengano partoriti vivi per poi essere soppressi nel silenzio. Siamo forse tornati alla moralità dell’Impero Romano, che permetteva l’infanticidio, specialmente se un neonato o un bambino era considerato portatore di handicap, debole o del sesso sbagliato?

Come cattolici, sappiamo che ogni essere umano è stato creato e voluto da Dio. Per questo motivo dobbiamo lavorare con calma ma con insistenza per proteggere il bambino non ancora nato nel grembo materno e per proteggere le donne dall’aborto. Dobbiamo continuare a testimoniare la verità sulla vita umana e impegnarci per cambiare i cuori e le menti delle persone. Dobbiamo anche sostenere e pregare per le donne che hanno abortito e per quelle che si trovano in una situazione difficile.

Mi chiedo: abbiamo fatto davvero tutto il possibile per far sentire la nostra voce al di sopra del clamore della morte?

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