Le marce per la vita: una speranza per l’occidente

Da Washington a Roma, ogni anno in migliaia marciano per dire no ad aborto ed eutanasia

Nel variegato mondo culturale e sociale dell’occidente odierno, esiste un popolo che non solo ritiene che la vita umana, dal concepimento alla morte naturale, sia sacra ed inviolabile, ma che è anche pronto a scendere in strada per ricordare questi principi al resto della società.

Perchè le marce? Lo status quo giuridico non è immutabile

Queste manifestazione politiche e pubbliche (che, ricordiamo, sono solo un aspetto dell’azione quotidiana del movimento “pro-life”, che si concretizza anche in azioni di sostegno, economico e psicologico, alle donne in gravidanza e in difficoltà; in battaglie culturali contro il pensiero nichilista che tanto male sta facendo al’Europa e all’Occidente; in battaglie politiche contro le leggi inique dei singoli stati), trovano nelle varie “Marce per la vita” un momento particolarmente importante.  Quando, infatti, sono decine di migliaia di persone a manifestare, come avviene a Roma alla marcia di maggio, o addirittura centinaia di migliaia, come accade Washington ogni gennaio, l’idea che lo  <<status quo>> legislativo non sia immodificabile si fa più forte. Anche perchè questo popolo si mobilita, spesso, senza sponde rilevanti nel mondo politico.

La marcia di Washington

Rimandando l’analisi di questa considerazione ad altra seda, rileviamo che rappresenta un’eccezione positiva l’appoggio incondizionato che la nuova amministrazione statunitense ha dato alla recente marcia di Washington, che ha visto anche la partecipazione del vicepresidente Pence, ex governatore dell’Indiana e cattolico praticante. La prima marcia di Washington si svolse nel 1974 proprio in protesta all’approvazione della legge sull’aborto dell’anno precedente, e vide la partecipazione di un numero limitato di persone, se paragonato alle edizioni successive.

L’Europa e il suo futuro

La marcia del 27 gennaio, salutato con calore anche dal Santo Padre, potrebbe segnare una svolta nella storia recente delle politiche sulla vita degli stati occidentali, anche se dall’altra parte dell’Atlantico la situazione è variegata. In Francia è recentemente stata approvata una legge con aspetti di fatto liberticidi, che limita o annulla la libertà di fare propaganda pro-life sul web, ma il popolo della vita non ha mancato di opporsi; inoltre nei mesi scorsi a Berlino, nel cuore dell’Europa <<quondam>> cristiana, si è svolta una marcia per la vita di maggiore successo rispetto al passato, e si è marciato, sempre nei mesi scorsi, nell’ambito di appuntamenti ormai consolidati o -è ciò è indicativo!- addirittura inediti, anche a Bruxelles, Berna e molte altre città. Il popolo della vita c’è, e si farà sentire sempre di più.

Simone Ziviani

Nato a Massa il 12/04/1988. Insegnante di lettere nella scuola secondaria. Laurea triennale in scienze politiche e internazionali; laurea triennale e magistrale in storia moderna presso l'università di Pisa; attualmente iscritto al corso di studi magistrale di Antropologia all'università di Bologna. Collaboratore di alcuni quotidiani on-line e del settimanale della diocesi di Massa-Carrara Pontremoli "Vita Apuana". Ha all'attivo una pubblicazione di storia locale, "A morte il prete", editore Ciclostile, 2013. Alcune esperienze nel volontariato locale, laico e cattolico. Puoi scrivermi a simone.ziviani@vitanews.org