La bellezza di una vita donata
In un’epoca che tende a guardare alla fragilità con timore e alla genitorialità complessa come a un carico insostenibile, la testimonianza di Ivana Celent scuote nel profondo le nostre certezze. Medico chirurgo, ex atleta professionista, moglie e madre di otto figli, Ivana ci conduce attraverso un viaggio che parte dalla ricerca del successo personale per approdare a una scoperta rivoluzionaria: la vita, anche quando segnata dalla malattia e dalla sofferenza, non è mai un limite, ma una collaborazione con il Creatore.
In questo articolo, Ivana racconta la sua storia “bellissima” — dalle sfide della paralisi cerebrale del secondo figlio alla sua personale battaglia contro la Sclerosi Sistemica — offrendoci una prospettiva unica. Le sue parole non sono un esercizio di retorica, ma il frutto di un’esperienza vissuta dalla Croazia alla missione a Portsmouth, dove ha scoperto che la vera bellezza “salverà il mondo” proprio quando si manifesta nel dono totale di sé.
Siamo lieti di ospitare questa riflessione che trasforma la “realtà ansiosa” in un inno alla speranza e alla protezione della vita nascente.
di Ivana Celent
Il significato della vita
La gravidanza è una collaborazione con Dio nell’atto della creazione umana.
Per accettare la sacralità della gravidanza è necessario accettare l’esistenza di Dio. Inoltre, accoglierla — quando comporta sofferenza e precarietà — richiede di avere fiducia in Dio e nel Suo piano perfetto per le nostre vite. Alla base dell’atteggiamento personale verso la gravidanza c’è, in generale, il proprio modo di porsi di fronte alla vita umana. Cos’è la vita umana, cosa dovrebbe essere? Si tratta seguire i nostri desideri personali, o esiste un sentiero tracciato, il sentiero di Dio, da seguire perché ci conduce a raggiungere la nostra vera realizzazione?
La ricerca della felicità
La mia risposta viene dall’ esperienza personale, che inizia a Spalato, in Croazia, in una famiglia cattolica tradizionale dove sono nata come la minore di due figlie. I miei atteggiamenti verso la vita erano il prodotto dei miei micro e macro ambienti, della mia famiglia e della società. Vivevo senza alcuna differenza rispetto a qualsiasi altra persona non religiosa, a parte i miei sforzi per andare alla messa domenicale. Il mio obiettivo era, come quello di ogni uomo, trovare la vita e viverla appieno. Così, cercavo la vita nel denaro, nelle cose di lusso, negli affetti e nella carriera; ricercavo i piaceri. Da giovane sono stata una tennista professionista, ho studiato duramente e sono diventata un Medico Chirurgo; cercavo con ansia ogni affetto possibile, costretta a cercare me stessa in ogni cosa.
Un cammino di fede
Di tanto in tanto, quella cosiddetta felicità, o meglio, quell’eccitazione, arrivava; ma poi, ad ogni nuova difficoltà, spariva come se non fosse mai esistita. Non solo spariva, ma mi lasciava nel dolore, nella confusione e nell’inquietudine. Una volta lessi che la felicità che non è eterna non è affatto felicità. Che verità era quella. Diventò come nelle favole di Esopo: per quanto facessi o quanto in alto saltassi, non riuscivo mai a raggiungere il gusto dell’uva della vera felicità. Tutti quei tentativi rimanevano superficiali, fallendo nel dare risposta alle situazioni e alle domande reali della vita, specialmente alle sofferenze.
Come dice Sant’Agostino nelle sue Confessioni: “Vivevo nella miseria, come ogni uomo la cui anima è legata dall’amore per le cose che non possono durare e che poi soffre atrocemente nel perderle”.
Su invito di mia nonna – che viveva la sua vecchiaia e la sua solitudine con dignità – seguii mia madre e mia sorella alle Catechesi del Cammino Neocatecumenale. Mi attrasse e, a poco a poco, mi rivelò l’esistenza di Dio e la Sua volontà per la mia vita. Apparve per me il “Nuovo Oggi”. Come scrisse nei suoi Diari la Serva di Dio Carmen Hernández Barrera, co-iniziatrice del Cammino Neocatecumenale: “Sappi che l’oggi è la via… Egli fa sempre nuove tutte le cose, conosce profondamente i problemi dell’uomo. Egli è Amore”.
La Vita che desideravo: matrimonio e maternità
Attraverso la Parola di Dio, la bellezza della Liturgia e la comunione tra i fratelli, sono stata condotta a Gesù Cristo, inviato da Dio per salvarmi e stare con me tutti i giorni della mia vita. Affidandomi a Lui ed esperimentando finalmente “La Vita”, ho voluto seguirlo e fare la volontà di Dio: mi sono sposata. Lì ho Trovato la vera pace e la felicità, nel compiere la volontà di Dio. Io e mio marito, quindi, ci siamo aperti alla vita.
Durante la mia prima gravidanza mi fu riscontrata un’incontinenza cervicale. Fu una situazione molto precaria che richiese un intervento chirurgico e 14 settimane di riposo a letto, dentro e fuori dall’ospedale. Tuttavia, la Parola di Dio ricevuta costantemente è stata una lampada per il mio cammino, e ho sperimentato che, pur nella sofferenza, ero in pace.
Quando la nostra seconda figlia è nata con una paralisi cerebrale, ciò ha messo alla prova tutto quello che stavamo vivendo e credendo. Proprio in quella situazione, Dio è apparso più forte che mai come l’unico che ha il potere di trarre la vita dalla morte, donando alla nostra famiglia pienezza di vita e una gioia profonda. Questa esperienza ha infuso nel mio cuore il desiderio di essere nuovamente aperta alla vita e ha sconfitto le paure che mi terrorizzavano. Abbiamo accolto altri due figli, e ho sperimentato le parole di Santa Edith Stein che dice: “Ogni donna che vive alla luce dell’eternità può realizzare la propria vocazione, non importa se nel matrimonio, in un ordine religioso o in una professione laica”.
Gratitudine
Per gratitudine verso Dio, ci siamo offerti per la missione e nel 2016 siamo stati inviati da Papa Francesco a Portsmouth, in Inghilterra. In quello stesso anno mi è stata diagnosticata la Sclerosi Sistemica, una malattia reumatica immunomediata caratterizzata da fibrosi della pelle e degli organi interni e da vasculopatia. Sebbene sia una malattia rara, presenta un alto tasso di morbilità e mortalità. Ancora una volta ci siamo trovati di fronte a una prova e nuovamente siamo stati testimoni della potenza di Dio, il Signore della vita, che all’interno di questa malattia ci ha donato altri quattro figli, tutti nati in Inghilterra.
I miei due medici, di fama mondiale per la Sclerosi Sistemica — il Prof. Christopher Denton (University College London, Responsabile del Centro di Reumatologia presso il Royal Free Hospital di Londra) e il Prof. Mislav Radic (Responsabile del Centro di Eccellenza per la Sclerosi Sistemica del Ministero della Salute della Repubblica di Croazia) — hanno affermato che le nuove vite formatasi durante la gravidanza mi hanno aiutata e hanno sovrastato la malattia in quel periodo, fermandola. Tutto il corpo si è orientato a sostenere la nuova vita. Per me è stata la prova tangibile della Vita con la “V” maiuscola, che sorpassa tutte le altre realtà dell’esistenza umana.
Il principio della vita
Ammiriamo la natura, ci interroghiamo per trovare il grande mistero dell’Universo, ma al mistero della nostra stessa esistenza dedichiamo a malapena un pensiero. Eppure tutto intorno a noi — la bellezza della natura, l’Universo ordinato che obbedisce alle sue regole, il rispetto e l’amore — parla di questo principio della vita. Come dice Kiko Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale, nel libro “Il Kerygma”: “Tutta la natura, tutta la bellezza nella natura è una relazione d’amore. Sono un artista, un pittore, e so molto bene che la bellezza degli alberi — la rugosità degli alberi — canta la levigatezza del cielo. La levigatezza del cielo canta la bellezza delle rocce. Le rocce cantano la bellezza del fiume, e così via”. La bellezza appare solo quando si realizza una tale relazione. Il Siracide dice che Dio ha creato tutte le cose l’una complementare all’altra, perché ogni cosa dovrebbe cantare la bellezza della cosa che le sta accanto (Sir 42, 24-25). In tutta la creazione c’è una relazione d’amore.
Questo principio di vita è scritto profondamente nel DNA umano: la pienezza della propria vita deriva dal donarla all’altro per amore. Una volta un cardinale croato, il Beato Aloysius Stepinac, scrisse l’aneddoto di una bambina che chiese al padre di tagliare i cespugli che ferivano le pecore sulla strada per il pascolo, perché la loro lana vi rimaneva impigliata. Suo padre le disse di guardare più in basso, dall’altra parte, e di dirgli cosa vedeva. Vide pecore allegre che si godevano il verde pascolo, ma vide anche un nido pieno di uccellini che sopravvivevano al freddo grazie al calore fornito dai pezzi di lana di pecora che la madre degli uccellini stava raccogliendo dai cespugli.
La vita donata per gli altri è vita guadagnata per l’eternità e in essa appare la bellezza, perché la bellezza è amore per gli uomini.
Una storia bellissima
Seguire la volontà di Dio per la mia vita, come disse San Giovanni Paolo II, non mi ha tolto nulla, ma ha trasformato la mia realtà piena di ansie in una storia bellissima.
Chi ha detto che il mio volto pallido, dopo una notte passata accanto al mio figlioletto, non è bello?
Chi ha detto che le mie mani che cadono stanche mentre stringono mia figlia non sono forti?
Chi ha detto che le sofferenze che abbiamo attraversato affidandoci a Cristo non ci hanno reso vittoriosi con Lui?
Chi ha detto che mentre davo la mia vita, non la stavo vivendo?
La stavo vivendo, in tutto il suo scopo, significato e pienezza.
“La bellezza salverà il mondo!” , come scrisse F.M. Dostoevskij nel suo romanzo L’idiota.