Inghilterra e Galles: la Camera dei Lords approva l’aborto fino alla nascita. L’allarme dei Vescovi e delle associazioni pro-life
Inghilterra e Galles. In una sessione notturna, i Pari hanno respinto gli emendamenti che miravano a mantenere tutele legali per i nascituri e per le madri, aprendo la strada alla depenalizzazione totale dell’aborto ‘autogestito’ in qualsiasi fase della gravidanza.
di Redazione
Il 18 marzo 2026 segna una data drammatica per la tutela della vita nel Regno Unito. La Camera dei Lords ha votato a favore del mantenimento della clausola 208 all’interno del Crime and Policing Bill, una norma che, di fatto, depenalizza l’aborto “on-demand” fino alla nascita in Inghilterra e Galles in determinate circostanze.
Il voto della Camera dei Lords
Nonostante l’opposizione di numerosi membri, l’emendamento presentato dalla Baronessa Monckton per sopprimere la clausola 208 è stato respinto con 185 voti contrari e 148 favorevoli. Parallelamente, è stato bocciato anche l’emendamento della Baronessa Stroud (191 voti a 119) che chiedeva di ripristinare l’obbligo di visite mediche di persona, ponendo fine alla controversa politica delle “pillole per posta”.
La reazione della Chiesa: “Profonda angoscia”
L’Arcivescovo John Sherrington, responsabile per le questioni bioetiche della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles (CBCEW), ha espresso profonda sofferenza per la decisione.
- L’Arcivescovo ha avvertito che questa mossa porterà probabilmente a un aumento degli aborti tardivi, mettendo a rischio sia le donne che i bambini.
- Ha sottolineato come le donne potrebbero trovarsi ad affrontare maggiori rischi di isolamento, coercizione e pressione.
- Monsignor Sherrington ha rinnovato l’appello a difendere la dignità del bambino nel grembo materno e della madre, esortando i fedeli a sostenere le organizzazioni che offrono aiuto concreto alle gravidanze inattese.
Le associazioni pro-life: “Un attacco ai più vulnerabili”
Durissime le critiche di Right to Life UK e SPUC (Society for the Protection of Unborn Children). Catherine Robinson, portavoce di Right To Life UK, ha definito la legislazione come “una delle più estreme mai passate”, sottolineando che non ci sarà più alcun deterrente legale per prevenire l’aborto fino al termine della gestazione, inclusi i casi di aborto selettivo basato sul sesso.
Michael Robinson, Direttore Esecutivo di SPUC, ha denunciato la mancanza di un adeguato scrutinio pubblico:
- I cambiamenti sono stati introdotti senza consultazioni pubbliche o valutazioni d’impatto dettagliate.
- La politica delle “pillole per posta” ha già causato un massiccio aumento delle chiamate al 999 e degli interventi delle ambulanze, rimuovendo la protezione vitale del colloquio faccia a faccia con un medico.
- È stato citato il tragico “caso Worby”, dove farmaci ottenuti via telemedicina sono stati usati in modo abusivo per indurre un aborto all’insaputa della partner.
La distanza tra Parlamento e opinione pubblica
I dati dei sondaggi presentati dalle associazioni pro-life evidenziano una netta discrepanza tra le decisioni parlamentari e il sentire comune:
- Solo l’1% delle donne sostiene l’introduzione dell’aborto fino alla nascita.
- Il 91% delle donne ritiene che l’aborto basato sul sesso debba essere esplicitamente vietato dalla legge.
- Due terzi delle donne sono favorevoli al ripristino delle consultazioni mediche di persona.
Nonostante questo, il Parlamento ha scelto di procedere verso quella che è stata definita la “più radicale estensione dell’Abortion Act dalla sua introduzione” nel 1967.
Per chi affronta una gravidanza difficile o cerca guarigione dopo un aborto, restano attivi i servizi di supporto come Life, Pregnancy Crisis Helpline e Rachel’s Vineyard.