My Voice My Choice

Il “ni” della Commissione all’aborto transfrontaliero.

Marina Casini, presidente del MpV Italiano e membro di One of Us, scrive a caldo la sua opinione sulla risposta della Commissione Europea  all’Iniziativa dei Cittadini Europei My Voice My Choice, respinta ma non del tutto.

L’Europa non si piega totalmente alla cultura della morte. È inquieta. Può sbandare, cedere un po’ (tanto), restare attratta dalle sirene dell’ ideologia ostile alla vita nascente, lasciarsi trasportare nelle acque stagnanti della logica dello scarto, ma – nonostante le pressioni di chi con tracotanza ha spinto la Commissione verso l’approvazione del turismo dell’aborto a spese dell’ UE – la Commissione ha detto “no”, lasciando avviliti tutti coloro che volevano una piena accettazione dell’aborto transfrontaliero. Certo, un “no” detto a malincuore a quanto pare, visto che, senza voci di spesa aggiuntive e preordinate per l’aborto, ha comunque autorizzato “prelievi” dal già esistente Fondo Sociale Europeo da parte del Paese con legge più permissiva che intende ospitare nel proprio territorio donne di un altro Paese con legge più restrittiva. Non è affatto una decisione brillante, e manifesta un compromesso che – pensando ai bambini che vivono e crescono nel grembo delle loro madri e pensando alle loro stesse madri che dall’aborto ne usciranno ferite –  è tristissimo. A questo punto anche se non si può parlare di “Erasmus dell’aborto” vero e proprio, è amaro il fatto che uno Stato possa attingere al Fondo sociale Europeo – che serve per scopi che nulla hanno a che fare con l’aborto – per “ospitare” donne che in quel Paese vanno per abortire. È doloroso pensare che quei soldi potrebbero invece aiutare tanti bambini a nascere e tante donne a recuperare coraggio, serenità e stima di se stesse. Resta il dato politico di un rigetto sostanziale di un progetto nato con grandi aspettative che per ora rimane privo di conseguenze in termini di nuove norme.

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