Commissione Europea respinge il turismo dell’aborto ma autorizza l’uso del Fondo Sociale Europeo
di Redazione
Il Movimento per la Vita Italiano: decisione non condivisibile, priorità alla tutela della maternità e della
vita nascente.
Roma, 26 febbraio 2026 – L’Europa non si piega totalmente alla cultura della morte. Nonostante le forti
pressioni esercitate per spingere la Commissione Europea verso l’approvazione del cosiddetto “turismo
dell’aborto” a spese dell’Unione, è arrivato un sostanziale rigetto del progetto che mirava a strutturare e
sostenere l’aborto transfrontaliero.
Si tratta di un esito che segna un passaggio rilevante, poiché il progetto di My Voice My Choice – presentato
con grandi aspettative – non produce, allo stato attuale, nuove norme vincolanti a livello europeo. Tuttavia,
il “no” appare accompagnato da un compromesso: pur non prevedendo nuove linee di finanziamento
dedicate all’aborto, la Commissione ha ritenuto possibile l’utilizzo di risorse già esistenti del Fondo Sociale
Europeo da parte di Stati membri con legislazioni più permissive, per ospitare donne provenienti da Paesi
con normative più restrittive.
Una scelta che solleva profonde perplessità. Il Fondo Sociale Europeo nasce per promuovere occupazione,
inclusione sociale e sostegno alle fasce più fragili della popolazione: destinarne anche solo una parte a
percorsi che conducono all’interruzione volontaria di gravidanza rappresenta un’interpretazione non
condivisibile.
«I tempi richiedono di investire risorse ed energie nella tutela della maternità, nel sostegno concreto alle
donne in difficoltà e nella difesa della vita nascente, non di sviluppare forme, dirette o indirette, di
finanziamento di pratiche abortive», dichiara Marina Casini, Presidente del Movimento per la Vita Italiano.
«Ogni bambino concepito è uno di noi e merita accoglienza; ogni madre deve poter trovare nella società e
nelle istituzioni un aiuto reale per non sentirsi sola davanti a una gravidanza difficile o inattesa».
Il Movimento per la Vita Italiano ribadisce che le risorse europee dovrebbero essere orientate a politiche di
sostegno alla natalità, di accompagnamento alla maternità fragile, di promozione della cultura della vita.
Resta il dato politico di una proposta che, pur non essendo stato approvata nella sua forma più ambiziosa, è
sfociata in una decisione comunque non condivisibile. La vera priorità, oggi più che mai, è costruire un’Europa
che scelga di stare dalla parte delle madri, dei padri, dei bambini nati e non ancora nati, promuovendo una
solidarietà autentica e una concreta tutela della maternità.
Dietro ogni numero, dietro ogni decisione tecnica, ci sono volti. Ci sono bambini che vivono e crescono
silenziosamente nel grembo delle loro madri. Ci sono donne che portano nel cuore paure, pressioni, fragilità.
La risposta dell’Europa non può essere un biglietto di sola andata verso l’interruzione di quella vita. Deve
essere, invece, una rete che sostiene, accompagna, abbraccia.