Processo Cappato, intervengono alla Corte Corte Costituzionale le associazioni prolife

Ecco i punti principali secondo i quali ad avviso del “Centro Studi Rosario Livatino”, del “Movimento per la Vita” e dell’associazione “Vita è” – autonomamente intervenuti nel giudizio davanti alla Corte Costituzionale sull’agevolazione del suicidio – le questioni sollevate sono irrilevanti e manifestamente infondate:

  1. È discutibile che la condotta di Cappato si sia limitata alla agevolazione e non abbia invece rafforzato il proposito di suicidio di Antoniani: se posso contare sul tuo aiuto, la mia determinazione si consolida.
  2. La Costituzione, e la Consulta che ne è interprete, non obbligano alla soluzione richiesta dalla eccezione di illegittimità, trattandosi di materia riservata alla discrezionalità del legislatore.
  3. La Costituzione e la giurisprudenza costituzionale, la Convenzione EDU e la giurisprudenza CEDU hanno sempre individuato la vita umana come bene del quale non si può liberamente disporre, e quindi il consenso alla propria uccisione non è ammesso.
  4. Nella medesima direzione va l’intero ordinamento italiano, che tutela la vita e l’integrità fisica del singolo, anche davanti a condotte autolesive che non pongono in pericolo i terzi (es., l’obbligo del casco per i motociclisti).
  5. Il diritto alla vita non comprende il “diritto” alla morte: la morte non è un “diritto”, ma un fatto ineluttabile, che esige assistenza e accompagnamento, non rivendicazioni di autonomia individualistica.
  6. Rendere lecita l’agevolazione del suicidio introduce nuove forme di discriminazione in ordine alla dignità umana: un grave disabile che si senta di essere un peso per sé e per altri può essere indotto a chiedere aiuto al suicidio, se questa strada viene indicata come più “facile” e meno gravosa.
  7. Se la morte diventa un diritto, sorge il dovere che qualcuno (il medico?) presti aiuto al suicidio: è la morte del diritto e della medicina.
  8. Il rifiuto e la rinuncia alle cure sono strutturalmente diversi dal punto di vista etico e giuridico rispetto alla richiesta di interventi volti a cagionare direttamente la morte.