IL COMITATO DI BIOETICA ACCONSENTE ALLA SOMMINISTRAZIONE GRATUITA DEL FARMACO IN GRADO DI PREVENIRE L’HIV

VITANEWS, 21 FEB — Il Comitato spagnolo di bioetica ha concluso, su richiesta del Ministero della Salute, che «sono più numerose le argomentazioni a favore del consenso al finanziamento pubblico di trattamenti che impediscono al soggetto di contrarre l’HIV in seguito a una relazione sessuale rischiosa, rispetto a quelle contrarie». Il Comitato fa riferimento alla cosiddetta profilassi pre-esposizione (PrEP in inglese, PPrE in spagnolo), che prevede l’assunzione di un farmaco antivirale in maniera permanente, in modo che l’individuo sia protetto nel caso in cui contragga un’infezione da HIV. Essendo il farmaco già presente nel sangue, l’agente patogeno sarebbe così neutralizzato prima che esso possa attaccare i globuli bianchi.

La sfida per le amministrazioni e il dilemma etico. La scoperta di questa modalità di prevenzione, opera dello studio PROUD, non ha significato solo un miglioramento per la medicina, ma anche una sfida per le amministrazioni e ha sollevato un dilemma etico. I medici sono chiari: prima di tale misura, società mediche come la Società delle Malattie Infettive e Microbiologia Clinica (SEIMC) consigliano a coloro che hanno rapporti non protetti di essere cauti. Ma questa iniziativa rappresenta una spesa (circa 5.500 euro solo per i farmaci al prezzo corrente per la salute pubblica), che può compromettere le finanze delle regioni. Anche se questo non è chiaro. La relazione del Comitato riconosce che il singolo trattamento per un soggetto affetto da HIV al momento costa circa 6.000 euro in Spagna, ma essa non tiene conto di altre spese sanitarie, o di altri problemi come l’eventuale invalidità dei malati o la perdita economica per lo Stato se il soggetto da lavoratore attivo diventa un pensionato. Infatti, in alcuni casi (coppie di persone con HIV, persone con una lunga storia di rapporti non protetti testimoniata da una successione di malattie sessualmente trasmissibili) questo trattamento è già stato applicato, ma la sua somministrazione non è uniforme né regolamentata. In ogni caso, il Comitato ritiene che la questione economica (insieme ad altre problematiche  come il fatto che il costo di questo trattamento potrebbe comportare una riduzione dei finanziamenti per altre patologie ad esempio) non è importante. Da un punto di vista etico, il dibattito verte sulla decisione di finanziare o no un trattamento che si è rivelato il più efficace nel prevenire l’infezione da HIV. Ma gli interrogativi che il Comitato si è posto hanno vagliato la questione nel dettaglio. Si sono chiesti se sarebbe stato etico sovvenzionare questo trattamento anche se il soggetto che sta per riceverlo non sia conforme a tutte le linee guida suggerite per la prevenzione del virus (è sempre consigliato assumere il farmaco e al contempo continuare a utilizzare il preservativo). E anche in questo caso, la conclusione del Comitato rispetto alla possibilità di finanziamento è stata positiva.

I fattori determinanti di questa decisione. In un comunicato stampa, il Comitato riassume i fattori determinanti della propria decisione:

«Lo specifico ambito della salute a cui è diretto il farmaco, l’attuale fallimento delle strategie per l’eradicazione dell’HIV, l’assenza di misure alternative che possano raggiungere gli stessi risultati in termini di prevenzione della PrEP, la speciale incidenza che la malattia continua ad avere nei gruppi particolarmente vulnerabili, i cambiamenti nella percezione sociale del rischio di HIV e la necessaria protezione della salute collettiva».

Dietro questa affermazione vi sono alcuni dati conosciuti, come il fatto che nonostante tutte le campagne e gli sforzi educativi, ogni anno vengono diagnosticati in Spagna circa 3.500 infezioni da HIV (3.428 nel 2015, 2.907 nel 2010, ad esempio ) e nessuna delle politiche adottate è riuscita a ridurre questa cifra. Inoltre, sono gli uomini che fanno sesso con uomini (53% del totale) e gli immigrati (30%) i gruppi proporzionalmente più colpiti. Il rapporto redatto dal Comitato tiene conto anche del caso dei soggetti che consapevolmente hanno rapporti  rischiosi (e cita il fenomeno del cosiddetto bareback rappresentato da coloro che cercano espressamente rapporti senza preservativo), e raccomanda «è importante che un sistema di educazione e informazione permetta di trasmettere il concetto che le migliori armi contro l’espansione dell’HIV sono, irrimediabilmente, la prudenza e la prevenzione», ma ciò «non significa rinunciare ai comportamenti che fondano il proprio progetto di vita, per quanto questo non sia condiviso dalla maggioranza» aggiunge, fornendo alcuni esempi di altri comportamenti a rischio (alcune abitudini o i viaggi di piacere in paesi con malattie endemiche) per cui non viene messo in dubbio che i soggetti coinvolti debbano ricevere cure mediche preventive o post-trattamenti.

Le condizioni. Nella sua relazione, il Comitato pone due condizioni:

«è essenziale che tali finanziamenti pubblici siano accompagnati dalla promozione di altre misure volte a combattere il rischio di trasmissione sessuale dell’HIV, nel quadro di una strategia generale di prevenzione.  Allo stesso modo bisogna sottolineare l’importanza sia della consulenza sulla salute sessuale sia del controllo di routine delle persone che ricevono la PrEP».

E inoltre, che:

«tali finanziamenti pubblici siano accompagnati da un’approfondita valutazione a posteriori degli effetti di questa  decisione e delle prove eventualmente ottenute in futuro sul valore preventivo a medio e lungo termine della PrEP, oltre che nuove prove di rischi o effetti collaterali».

FONTE ARTICOLO E IMMAGINE

Traduzione a cura di Elena Lecci