Il grido della sventura e lo sguardo della cura

Simone Weil è una pensatrice originale la cui esistenza può essere segnata da due direzioni diverse e paradossalmente convergenti. Una, la tensione verso la trascendenza (prima impersonale, poi personale con l’avvicinamento al cristianesimo), l’altra la tensione verso gli ultimi della società, gli sventurati, affaticati, oppressi e dimenticati.

Che cosa significa che l’uomo è “sacro”? Per Weil il sacro è certo qualcosa di intangibile, ma non qualcosa di lontano, non qualcosa di etereo. «Che cosa mi impedisce esattamente di cavare gli occhi a quest’uomo, se ne ho la possibilità e questo mi diverte?» La risposta è che quest’uomo mi è sacro, mi è sacro tutto intero, nella sua concretezza: «lui tutto intero. Le braccia, gli occhi, i pensieri, tutto». L’uomo è quindi sacro in quanto uomo, qualunque forma la sua concretezza assuma, persino quella della mediocrità, magari intellettuale. Ciò che lo rende intoccabile, la fonte del sacro in lui, è il grido interiore che urla un’attesa di bene e non di male, un grido soffocabile e attutibile, ma inestinguibile.

A rendere difficilmente ascoltabile il grido di aiuto dello sventurato è un duplice condizionamento che proviene dallo sventurato e dall’uomo che gli sta a fianco. L’uomo colto da sventura è interiormente annientato e reso muto dalla sua stessa sventura, incapace di articolare un grido o una richiesta di aiuto. Allo stesso tempo l’uomo che davvero guardi in faccia la sventura lì, in un essere umano come lui, è spinto a tremare ed a indietreggiare, ad allontanarsi. Un grido che non esce dalla bocca e uno sguardo che si distoglie, ecco la duplice condizione che rende così facile allora (Weil muore nel 1943) come adesso letteralmente non vedere e non sentire il grido di aiuto dei bisognosi.

Compito dell’uomo è riuscire a vedere in presenza, dal vivo della propria esistenza, la fragilità e il terrore di chi si trova smarrito e apparentemente senza aiuti. Per Weil qui sta il fondamento del nascosto legame tra sventura e verità: un uomo che nasconda a sé la propria fragilità e che si nasconda quella degli altri vive nella menzogna. Non ascoltare e non vedere questo grido è ignorare l’anelito profondo al bene che sta nel cuore dell’uomo e quindi separarsi dalla fonte che conduce l’uomo a ciò che conta, al vero, al bene, al bello. Soltanto un’attenzione «intensa, pura, gratuita, generosa» permette all’uomo di ascoltare il proprio e gli altrui gridi silenziosi senza ignorarli.

La profonda spiritualità di Simone Weil non deve trarre in inganno: non è né fumosa né disincarnata. La cura dell’essere umano tutto intero nei suoi bisogni fondamentali: la difesa dell’esistenza, cibo, famiglia, casa, costituisce la conseguenza, ma anche la causa, di questa capacità di visione ed è l’unica via in grado di costituire una società giusta e solidale.