Fino a che punto é vita?

Fino a che punto é vita?

Discorso di papa Francesco contro l’eutanasia e l’accanimento terapeutico. Per un’etica del buon senso.

 

E’ tutto un groviglio d’attese e riprese il dibattito sulle Dat in Italia. Grazie alla luciditá ed al sangue freddo di un pugno di parlamentari lungimiranti la proposta di legge di marzo ha subito una battuta d’arresto. Resta tuttavia ancora tutto da vedere. Nella speranza che un barlume d’umanità e buon senso possa circolare nelle aule di Montecitorio, vibra forte l’eco del messaggio di papa Francesco al meeting della World Medical Association, del 16 e 17 novembre. Il papa ha esposto serenamente il magistero sapiente della Chiesa, che rifiuta categoricamente tanto la continuazione innaturale della vita biologica di una persona, de facto, fisiologicamente deceduta, quanto l’aberrazione disumana e disumanizzante di un’iniziativa eutanasica, nel senso corrente del termine, eseguita dal medico con o senza “approvazione del paziente”. Il rispetto per la dignità del sofferente, la deontologia propria della professione medica e il principio di “proporzionalità delle cure” sono elementi indispensabili per restituire “umanità all’accompagnamento del moriré, senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere.” Il pontefice ha naturalmente specificato che si tratta di una “valutazione non facile nell’odierna attività medica, in cui la relazione terapeutica si fa sempre piú frammentata e l’atto medico deve assumere molteplici mediazioni, richieste dal contesto tecnologico ed organizzativo.” Facendo notare anche come in casi cosí delicati entrino facilmente in gioco disparitá di tipo economico anche a livello globale “soprattutto comparando i diversi continente”. Per il papa “occorre tenere in assoluta evidenza il comandamento supremo della prossimitá responsabile” perché “se sappiamo che della malattia non possiamo e non sappiamo sempre garantire la guarigione, della persona vivente possiamo e dobbiamo sempre prenderci cura.” Sul tema dell’eutanasia come decisione politica, inoltre il pontefice ha ribadito che “una particolare attenzione va riservata ai piú deboli che non possono far valere i propri diritti” ,perché, “se questo nucleo di valori essenziali viene meno, cade anche la possibilitá di intendersi su quel riconoscimento dell’altro che é presupposto di ogni dialogo e della stessa vita associata.”  Insomma, il riconoscimento e la tutela del diritto del debole sono i citeri in grado di moderare anche precise scelte sanitarie, che rispondono certo, anche a logiche di tipo político-economico, su scala nazionale e globale, ma non possono obbedire a nessun’altra legge, che non sia la ricerca del bene integrale della persona.

 

Simone E. Tropea