Via il gender dal ddl Sanità, decisivo emendamento Gigli (MPV)

Vitanews, 25 ott – Articolo pubblicato il 25 ottobre 2017 da Avvenire, di Francesco Ognibene

La «medicina di genere» resta «di genere» e basta. Il tentativo di modificare il ddl Sanità, all’ esame della Camera, con l’ inserimento rispetto al testo approvato il 24 maggio 2016 al Senato di un intero articolo (il 3) costellato dal sistematico riferimento alle «differenze di sesso e di genere» – una ridondanza apparentemente superflua ma dal chiaro sapore strumentale – è stato arginato da un emendamento di Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita, che ha limato la fonte della possibile interpretazione impropria. La riformulazione dell’ articolo 3 (dedicato all’«Applicazione e diffusione della medicina di genere nel Sistema sanitario nazionale ») ha fatto sparire la parola «sesso» lasciando la più vaga «genere» che tuttavia in un contesto chiaro non comporta ambiguità. O almeno non dovrebbe, essendo la «medicina di genere » un’ acquisizione pacifica basata sul riconoscimento dell’ ovvia differenza tra uomo e donna nell’ individuazione di terapie e nella somministrazione di farmaci. A completare l’ opera ha poi provveduto la Commissione Bilancio, che ha bocciato le parti dell’ articolo 3 nelle quali è prevista la promozione di progetti di ricerca che comportano finanziamenti dello Stato, sui quali non è prevista copertura. L’ Aula della Camera non ha potuto che prendere atto e adottare questa modifica.

L’ ambiguità del disegno di legge 3.868 «in materia di sperimentazione clinica di medicinali, nonché disposizioni per l’ aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza del Ministero della salute» era stata denunciata il 19 ottobre da Gigli su Avvenire con un editoriale nel quale lamentava che «una materia, di per sé totalmente condivisibile sia stata sfruttata per introdurre surrettiziamente, anche in ambito medico, un argomento molto più discutibile e divisivo, quello del ‘gender’, inteso come variabilità e soggettività delle differenze sessuali».