Charlie: Gigli, copione già scritto

Vitanews, 24 LUG – “Il piccolo Charlie non ha soltanto commosso il mondo, ma ha mostrato che per i gravi disabili senza una possibilità di cura sta imponendosi l’eutanasia obbligatoria, il dovere di morire per decisione dello Stato. Ora che anche i genitori di Charlie, dopo cinque mesi di resistenza eroica, hanno gettato la spugna e mentre si attende lo spegnimento del respiratore, i contorni della vicenda si sono fatti più chiari, a cominciare dall’atteggiamento dell’ospedale che, rinunciatario fin dall’inizio, ha tolto al piccolo ogni chance di cura per la malattia degenerativa da cui era affetto, se mai ve ne fosse stata una. Fin dall’inizio era stato deciso che la vita di Charlie in quelle condizioni non era una vita degna di essere vissuta”. Lo afferma il deputato Gian Luigi Gigli (gruppo parlamentare ‘DeS-Cd’), presidente del Movimento per la Vita Italiano.
“Per affermare questo teorema, un ospedale già chiacchierato per numerosi casi di malasanità non ha esitato – sottolinea Gigli – a costituirsi in giudizio contro i genitori. Ribaltando il comune assunto secondo cui l’intervento del giudice tutelare è richiesto quando i genitori rifiutano di curare il proprio bambino, l’ospedale ha chiesto al giudice di intervenire perché i genitori smettessero di curarlo, privandolo della potestà genitoriale, del diritto alla libera scelta del medico e del diritto di espatrio, in nume del presunto superiore interesse del bambino ad essere lasciato morire. Infine, è stato affermato che al bambino sarà assicurata una morte dignitosa grazie alle cure palliative, dimenticando che l’obiettivo delle cure palliative non è mai, per definizione, quello di affrettare la morte, ma quello di lenire la sofferenza del paziente che muore della sua malattia”.