Ritornano i concorsi per soli non obiettori?

Questa volta si tratta della Lombardia, su proposta dei consiglieri regionali PD. La richiesta a seguito dell’alto tasso di medici obiettori riscontrato in molti ospedali lombardi, dei quali solo 5 presenterebbero una maggioranza di medici non obiettori. Per il resto si tratta di strutture dove la soluzione abortiva appare impraticabile. Le strutture sanitarie ritenute inadempienti sono Iseo, Sondalo, Chiavenna, Gavardo, Gallarate, Oglio Po; il 70% dei medici risulterebbe obiettore e il 100% dei ginecologi si rifiuterebbe di attuare l’ivg.

Va riscontrato, tuttavia, che in Lombardia abortire è possibile e che “lo scorso anno sono state effettuate nelle nostre strutture 14.111 interruzioni volontarie di gravidanza, di cui circa il 15% su donne provenienti da fuori regione”. Parole di Giulio Collera, assessore regionale al Welfare, che esprimono uno scontro tra versioni differenti riguardo l’applicazione della legge 194. In primis perché si pone un problema di scarsità di non obiettori che andrebbe ridimensionato; secondo viene totalmente obliato un altro aspetto della suddetta legge.

A riguardo si aggiungono le parole di Angelo Capelli, capogruppo di Lombardia Popolare, che afferma: «in Lombardia la legge 194 è pienamente applicata attraverso politiche di reale sostegno al lavoro dei Consultori e dei Centri aiuto alla vita nell’accompagnamento della donna e nella tutela della vita» Viene quindi citato l’altro volto della problematica, spesso completamente oscurato, come se fosse totalmente avulso dal contesto, quello del sostegno alle gravidanze ritenute indesiderate.

La legge 194, all’articolo 1, ci parla di “valore sociale della maternità” e “tutela della vita umana dal suo inizio” non propriamente di interruzione della vita. Nella diminuzione di ivg in Lombardia, occorre vedere quindi un’applicazione della 194, non il contrario.