Aborto, ONU a Italia: garantite servizio. Il mondo prolife risponde: embrione ha diritti

Il mondo prolife si mobilita per rispondere al cortocircuito di diritti rappresentato dal rapporto del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Secondo il documento, il nostro Paese ostacolerebbe alle donne l’accesso all’aborto oltre a non concedere alle coppie omosessuali il “diritto” di avere figli, ricorrendo all’adozione e anche alla fecondazione in vitro. Quest’ultimo punto è molto pericoloso, perché non si fa distinzione tra coppie di donne omosessuali e di uomini omosessuali. In questo secondo caso, la fecondazione in vitro necessita in ogni caso di una donna e di conseguenza si rischia di sdoganare la pratica dell’utero in affitto.

«L’Onu torna a bacchettare l’Italia per la diffusione dell’aborto e per la penalizzazione degli obiettori di coscienza. Ci si rifiuta di capire che se tanti medici non sono disponibili a praticare l’interruzione volontaria di gravidanza è perché sanno che ad ogni aborto corrisponde la soppressione della vita di un essere umano innocente. Ci si rifiuta di vedere che, ciò malgrado, in Italia non è difficile fare aborti. L’ONU vuole l’aborto come diritto e la scomparsa dei medici che rispettano la vita. Invitiamo il governo Italiano a rispedire al mittente le censure». Cosi dichiara in una nota il Movimento per la Vita che prosegue: «Anzitutto perché non tocca all’ONU dirci cosa fare a casa nostra. In secondo luogo perché in tutto il mondo le agenzie ONU diffondono il cosiddetto pacchetto della salute riproduttiva, che con la salute non ha nulla a che fare, ma che attraverso aborto e sterilizzazione porta avanti il controllo delle nascite nei Paesi in via di sviluppo, per evitare che cresca il desiderio di giustizia dei popoli non ammessi al banchetto su cui vengono spartite le ricchezze del mondo. Il Movimento per la Vita Italiano invita tutti coloro che hanno a cuore la causa della vita a non dare alcun sostegno economico alle agenzie dell’ONU, anche a quelle che si occupano in infanzia come l’Unicef. Oltre a utilizzare la gran parte dei fondi raccolti solo per mantenere la propria organizzazione, anch’esse lavorano contro il diritto alla vita».

Massimo Gandolfini, Presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli e promotore del Family Day, ha così dichiarato: «Le raccomandazioni del Comitato per i Diritti Umani dell’ONU che chiedono all’Italia di garantire l’aborto e di permettere alle stesse coppie omosessuali di adottare o di accedere alla fecondazione in vitro sono forvianti e prive di qualsiasi riscontro con la realtà dei fatti. I medici cosiddetti non obiettori sono sufficienti a far fronte alla domanda di Interruzione volontaria di gravidanza come statisticamente provato da tutti gli organi sanitari italiani, compreso l’Ordine dei medici. Tra l’altro l’obiezione di coscienza è riconosciuta anche dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite. C’è quindi un’evidente schizofrenia nella comunicazione dell’Onu rivolta all’Italia, a dimostrazione dello scadimento morale delle grandi organizzazioni internazionali».
«Va detto inoltre – ha aggiunto –  che l’adozione e la fecondazione in vitro per le coppie di omosessuali, malgrado quello che viene propagandato, è consentita solo da un ristrettissimo numero di Paesi al mondo. Il mercimonio di gameti maschili e femminili e la barbara pratica dell’utero in affitto sono infatti condannate da quasi tutte le legislazioni che si basano sul supremo interesse del bambino a conoscere la propria identità e ad avere una papà e una mamma e sul principio che non esiste nessun diritto di proprietà sul nascituro».
«Respingiamo quindi con forza questa iniziativa meramente ideologica delle Comitato della Nazioni Unite, che rappresenta una grave interferenza sulla sovranità delle Stati nazionali riguardo a temi così sensibili e dirimenti per la stessa antropologia umana. Chi vuole appiattire tutta l’umanità sull’agenda del nuovo pensiero unico dominate troverà ferma opposizione in Italia e in tutti i Paesi del mondo», ha concluso Gandolfini.